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Diciassette Luglio – accadde quel giorno

17 luglio 2014

Un po’ di storia.

Venti anni fa (!), poco più che bambino, mi trovavo insieme a tutto l’oratorio in montagna, in uno dei posti che ho amato e amerò di più in vita mia: Antey-St.André, Valle D’Aosta, Italia.

Eravamo un centinaio tra grandi e piccoli, erano bei tempi. I tempi delle prime uscite indipendenti, tutte le sere al bar a ingozzarci di frappé… come scordarselo? Giorni di sole, partite a calcio a non finire, e pure a calcetto sul cemento (campetto di basket di fronte a casa nostra) quando i grandi occupavano il campo d’erba. Ricordo che almeno una partita la facemmo tutti insieme, e in un’occasione io e Poldo – avversari nella fattispecie – calciammo entrambi il pallone contemporaneamente, contrastandoci. Risultato: unghia dell’alluce rotta, lui più di me, e dolore!!! ah ah ah
Che bei ricordi.

Questo fu un giorno speciale, nel lontano 1994: a causa del fuso orario, ad Antey era sera in quel momento. Una calda sera d’estate. L’Italia, si sa, ama il calcio. E quello era calcio d’altri tempi. Ma quella sera eravamo tutto stipati nel giardino di fronte a casa, sotto le stelle, con una vecchia televisione a colori accesa (tramite qualche prolunga) e posizionata nel bel mezzo del giardino, sintonizzata sulla finalissima della Coppa del Mondo USA ’94: BRASILE-ITALIA.

Foto di repertorio della finalissima di USA 1994 (vivoazzurro.it)

Foto di repertorio della finalissima di USA 1994 (vivoazzurro.it)

Tifammo per tutta la partita, in campo c’erano giocatori la cui fama fa rabbrividire quelli di oggi. Leggende erano, leggende sono ancora. Il Brasile non era affatto da meno, con una delle nazionali più forti dell’era moderna. Romario e Bebeto, l’inossidabile Taffarel in porta, un certo capitano che di nome faceva Dunga Carlos Caetano Bledorn Verri (o anche solo Dunga, altrimenti il nome non ci stava sulla maglia), per non citare gli altri. Una grande squadra.

Il risultato si sa: perdemmo ai rigori. Ma ciò che conta è che in finale ci arrivammo dopo una grande cavalcata, iniziata quasi male. Fu la fase ad eliminazione diretta a mettere in luce il talento dei nostri giocatori. Roberto Baggio, pallone d’oro 1993, spense le speranze di molte nazioni prima della finale. Ricordo ancora il diagonale contro la Nigeria. Dino Baggio segnò gol decisivi. Poi ai rigori in finale si sa: è una lotteria (almeno, così si dice… se avete provato il peso di tirare un rigore in una finale, allora non sto a spiegarvi che cosa si prova veramente. E’ roba da calciatori, non da esperti sulla carta. Per la cronaca, nell’unica finale che dovemmo decidere ai rigori, segnai 2 reti nello storico 9-8 vinto ad oltranza nel 2002 contro Paina…). Pagliuca fece una prodezza, ma gli errori decisivi del mitico Franco Baresi (miracoloso recupero dopo infortunio al ginocchio, da citare), Daniele Massaro, e Roby Baggio non ci permisero di vincere la 4^ coppa. Che emozioni, ragazzi! Me le ricordo troppo bene! Certo, il risultato finale fu una delusione, ma vuoi mettere di vedere la finale con 100 amici seduti in giardino? Tra urla, qualche parolaccia, e fiato sospeso. Eh sì, erano altri tempi. Tempi nei quali qualche scaramuccia si risolveva ancora con le botte. Tempi delle sbucciature alle ginocchia. I tempi del calcetto 2 contro 2. I tempi in cui feci canestro con una punizione indossando le ciabatte (mai più riuscito in vita mia!). I tempi delle testate (non mie!) ai cartelli stradali. I tempi in cui i cartelli stradali ce li portavamo in camera. I tempi in cui eravamo ancora fatti di gomma. I tempi di Villino e dei mitici responsabili grandi. I tempi in camerone da 18 persone sui letti a castello. I tempi in cui la catena per tenere il portafoglio in tasca poteva diventare un pugno di ferro. I tempi delle gite, delle cadute, e dell’olio 31. I tempi che sono stati, ma che non ci dimenticheremo mai.

Piramide umana nel giardinetto di fronte alla nostra casa, dove la sera del 17 luglio eravamo seduti di fronte alla TV (foto di Pasquale Mondella e Giovanna Corti). Altri tempi!!

Piramide umana nel giardinetto di fronte alla nostra casa, dove la sera del 17 luglio eravamo seduti di fronte alla TV (foto di Pasquale Mondella e Giovanna Corti). Altri tempi!!

Beh, quegli stessi amici erano nei paraggi 8 anni fa, quando – sempre il 17 luglio – mi laureai. Festa a sorpresa, ancora oggi ne vado fiero: quasi 100 persone tra parenti e amici, come dimenticarlo?

E poi sono passati 8 anni, si sa bene dove siamo finiti: chi di noi è ancora in giro – in molti, per fortuna – è ormai uomo o donna, chi sposato con o senza figli, chi fidanzato, chi un po’ troppo preso dal lavoro, chi in giro per il mondo. Ma ancora amici, è questo che conta.

Per stamattina chiudiamo qui, termina la lezione di Storia “moderna”. Ringrazio la Mamma per avermi ricordato l’anniversario della Laurea, e ovviamente gli amici per esserci sempre stati! Anche adesso che siamo a 4000 miglia di distanza!

Take care,

PMJ

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