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Metropolitan encounters of the Third Kind

17 ottobre 2013

Ovvero: Incontri strani a New York. Nella Subway. Ma veramente strani… piu’ strani di quelli che faccio di solito.

L’altra sera, di ritorno da una cena a casa di amici, mi dirigo verso la stazione piu’ vicina della metropolitana. L’ora era piuttosto tarda, ma

per un maschio discretamente messo non ci sono molti problemi ad andare in giro a qualsiasi ora. Mi trovavo al confine di Harlem, zona Central Park North, stazione 110th della Linea 2-3 Express.

Scendo i gradini, striscio la MetroCard ai tornelli, ed entro nella piattaforma di attesa. Noto subito che non c’e’ in giro molta gente, essendo pure un giorno feriale. Una donna seduta, un ragazzo in lontananza, e un signore afro che rovistava stazionava accanto all’immondizia. Insomma, uno che economicamente non sembrava passarsela tanto bene… e nel frattempo, parlava da solo.

Era in linea d’aria il piu’ vicino all’ingresso dei tornelli, per cui inevitabilmente ci passo accanto mentre vado verso la meta’ della piattaforma per capire quanti minuti di attesa mi si presentano. Sentendo che parlava da solo, inizialmente non ci ho fatto nemmeno caso. Appena svanita l’attenzione nei confronti del monitor con i minuti di attesa, capisco che mi sta chiamando, dicendomi “Hey you, Sir, you from Italy!”.
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Insomma, abbastanza stupito dopo essermi reso conto in una frazione di secondo che non avevo addosso nulla che dicesse che vengo dall’Italia, mi giro verso di lui. Al che mi dice:

Hey Sir, I see you are a good person and you work in a hospital, come here please!

Effettivamente la faccenda diventava interessante… come aveva potuto indovinare? Mi sono incuriosito e gli sono andato incontro, vicino al nostro amato bidone della spazzatura. Gli ho chiesto:

How do you know about my work?

E lui mi ha risposto:

I know a lot of things, you know… I have faith, I can read the people.

Siccome pero’ non mi bevo le cose facilmente, l’ho incitato:

Tell me more about myself, please.

E cosi’ ha iniziato a raccontarmi che non sono un Italiano di nascita (questo si potrebbe eventualmente intuire senza alcun dono di preveggenza), che vengo da un paese lontano, che sono qui nella Grande Mela per un periodo di tempo limitato, che lavoro tante ore, che mi piace lo sport (anche questo potrebbe essere intuibile, e poi indossavo una tuta), e tante piccole cose di questo tipo. Continuavo tuttavia a stupirmi di come indovinasse. Dopo un paio di minuti, mi chiede se potevo fargli una “donation” in denaro (questo e’ l’aspetto comune a molti, del resto)… ma io non ero ancora sazio. Era tardi ed avevo sonno, d’accordo… ma volevo sapere di piu’, fino a dove era in grado di arrivare. E cosi’ gli ho chiesto:

Yes, I will give you something, but I would like you to tell me even more. What am I thinking now?

E lui in sostanza mi ha detto – arrampicandosi un po’ sui vetri – che non sapeva leggere nel pensiero, ma sapeva leggere le persone. Questo mi ha fatto sentire piu’ sollevato (se mai fossi stato preoccupato, visto che non lo ero), anche perche’ non avrebbe potuto sapere quanti soldi avevo in tasca. Fatto sta che andai avanti:

What can you tell me about my faith?

Domanda da un milione di dollari, praticamente… ma comunque facilmente eludibile se una persona ha una minima dote di oratore. E cosi’ mi ha risposto:

Oooh, you have faith! You strongly believe, also in people and what you do.

Come prevedevo, era una domanda facilmente liquidabile. Il tempo stringeva, perche’ mancava meno di un minuto all’arrivo del treno. E allora sono passato alla vera domanda da un milione di dollari:

One last thing: tell me how long I will survive, please. I would like to know how many time I have.

La domanda e’ lecita, non vi pare? Fermo restando che sono convinto che tutte le cose che accadranno in futuro potrebbero accadere oppure no. Nel senso, se accadranno, significa che era il momento in cui dovevano accadere. E in ogni caso, credo che in alcune cose abbiamo spazio decisionale sufficiente per farle andare in una direzione oppure nell’altra. Tornando a noi, il tizio mi ha risposto:

Don’t think about dying, think about living!

La faccenda si risolse cosi’, con l’arrivo del treno e io che li allungavo 2 dollari e lo salutavo. Ho trovato carina la sua risposta, ma tutto sommato e’ stato in grado di liquidarla facilmente. Probabilmente nemmeno lui sapeva la risposta, il che – per fortuna – lo rendeva umano quanto me. Tra l’altro, se anche mi avesse detto quando avrei dovuto morire, non credo sarebbe cambiato nulla in come vivo. Del resto, sono sufficientemente “spericolato” come mi dicono, ma ancor piu’ calcolatore del rischio (altrimenti un SUV e un Taxi mi avrebbero sistemato nei mesi precedenti, veramente al centimetro…). Ergo, il mio scopo è tornare tutto intero e anche di più, quando sarà il momento.
A parte questo, mi ha positivamente impressionato!
E credo, in qualche modo, ispirato…

Stay tuned!
PMJ

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