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Il coinquilino ipocondriaco 3 – il ritorno

7 ottobre 2013

Veniamo alla terza parte della vicenda di Giocondo. Eravamo rimasti alla sua decisione di andare in ospedale per far vedere la puntura di insetto. Con il piccolo problema che spesso, in pronto soccorso, non e’ presente in pianta stabile un esperto di punture di insetti… ma questo e’ per me risaputo. Sorvoliamo.

Ebbene, e’ tornato a casa fondamentalmente con gli stessi consigli che gli avevo suggerito. Cose semplici. Non oso immaginare quanto gli abbiano tirato giu’ dalla carta di credito per la prestazione (indipendentemente dal fatto che abbia un’assicurazione di viaggio o meno). Ma in ogni caso, quando fa una cosa e’ convinto che siano soldi ben spesi.

Non passano molti giorni dicevo, quando ne combina un’altra delle sue. Io arrivo ancora la sera, accaldato come al solito per il clima estivo newyorkese, stavolta non mi ferma sulla porta della sua camera (forse distratto), e cosi’ vado diritto in cucina e poi nella mia stanza. Lascio giu’ le cose, mi metto in liberta’, e torno in cucina a lavarmi le mani e a farmi da mangiare.

Giocondo mi raggiunge in cucina, neanche tanto di soppiatto. E mi chiede:

Paolo, lo sai che la puntura di insetto e il gonfiore non migliorano?

E io lo saluto, e gli dico:

Avevo immaginato: ci vuole sempre qualche giorno, e poi tu sei in piedi per molte ore. Ci vorra’ un po’ di tempo ancora.

Ma lui viene subito al sodo:

Secondo te e’ una buona idea tornare in ospedale per farlo rivedere?

E io stavolta lo inquadro un po’ meglio… noto che la caviglia non era in condizioni drastiche, seppure un po’ gonfia, e gli dico:

Dipende con che aspettative stavolta vai in ospedale.

Stavolta avevo tutta l’intenzione di far parlare lui, senza regalargli consigli che comunque avrebbe ignorato. E allora mi aspetto la sua ovvia domanda, che non tarda ad arrivare:

Che cosa intendi? Quali aspettative?

E gli rispondo prontamente:

Intendo che cosa tu vorresti che stavolta loro ti facessero, Giocondo. Cos’hai in mente?

E lui si esprime:

Guarda, io volevo fare qualche approfondimento diagnostico.

Ma siccome non ci casco, gli chiedo:

Se vuoi fare qualche approfondimento diagnostico, significa che tu stesso stai pensando a qualcosa che non ti rassicura. Con chi hai parlato? Cosa ti hanno detto? Raccontami pure.

E quindi stavolta gli tocca dire qualcosa in piu’:

Guarda, al lavoro ho parlato con un mio superiore, gli ho raccontato della vicenda, e lui mi ha detto che potrebbe essere la Malattia di Lyme.

simbolo ospedale

Ora, in effetti, io non pensavo che se ne uscisse con una diagnosi cosi’ specifica. Pensavo che gli avessero messo paura in altri modi, forse piu’ vaghi e meno diretti. Ma cosi’ facendo, gli avevano messo in testa una paura specifica e conseguentemente molto difficile da debellare. Considerando che la Malattia di Lyme e’ diffusa qui negli USA. Tanto per avere un’infarinatura, vi riporto in breve qualche informazione che trovate anche su Wikipedia:

La MALATTIA DI LYME (borreliosi) è una patologia di origine batterica. Molto diffusa negli USA, e spesso si e’ manifestata con andamento epidemico. Rapporti da altri paesi indicano che si sta diffondendo anche in Asia, Europa e Sud America. L’origine del nome della malattia si riferisce alla cittadina di Lyme (Connecticut), dove si verificò un’epidemia di questo male (a partire dal 1975), che si manifestò con un misterioso aumento dei casi di artrite, soprattutto infantile.
La causa è un batterio spiraliforme, la Borrelia burgdorferi (in onore al suo scopritore, Burgdorfer), che infesta le zecche, le quali possono trasmetterlo all’uomo e agli animali. I luoghi nei quali è più facile contrarla sono le zone boscose e ricche di cervi, dal momento che queste rappresentano l’habitat ideale per le zecche.
In Europa la malattia è comune in Austria, Slovenia, Repubblica Ceca e Slovacchia. In Italia è presente soprattutto nel Carso, nel Trentino e nella Liguria, e in minor quantita’ in altre regioni.

SINTOMI E DECORSO
Primo sintomo della malattia di Lyme e’ in genere un eritema cutaneo migrante (noto come eritema cronico migrante) di piccole dimensioni. Nel giro di qualche giorno o settimana la caratteristica macchia si estende fino a diventare un eritema circolare, triangolare o ovale che può avere le dimensioni di una moneta oppure può diffondersi su tutto il dorso. L’eritema compare in un numero di casi stimato tra l’80 e il 90% delle persone infettate.|
Spesso l’eritema è accompagnato da febbre, mal di testa, rigidità del collo, dolori muscolari e spossatezza. Se non vengono curate in tempo, oltre metà delle vittime finiscono per accusare dolori e gonfiore alle articolazioni, che durano anche mesi. Il secondo stadio della malattia prevede complicanze neurologiche e dolori muscolari e ossei; sono possibili anche disturbi cardiaci che consistono in palpitazioni, blocco atrioventricolare e in alcuni casi può essere indispensabile uno stimolatore cardiaco. Fino al 20 per cento dei pazienti che non ricevono cure sviluppano l’artrite cronica che provoca difficoltà a camminare. Più raramente, la malattia può influire sul sistema nervoso causando meningite asettica, radicoloneuriti, infiammazione delle radici nervose cervicali e paralisi di Bell. Nel terzo stadio della malattia un ristretto numero di pazienti soffre di perdita di memoria, instabilità comportamentale. Per le donne in stato di gravidanza, la malattia è ancora più pericolosa perché l’infezione può essere trasmessa al nascituro e può aumentare il rischio di aborto spontaneo.

DIAGNOSI
E’ difficile diagnosticare la malattia di Lyme perché i sintomi iniziali di tipo influenzale assomigliano a quelli di altre infezioni comuni. Oltre a ciò, alcuni pazienti infetti non manifestano l’eruzione cutanea o la manifestano in zone dove passa inosservata. Unica caratteristica peculiare della malattia di Lyme è che molti pazienti non ricordano di essere stati punti da una zecca poiché la puntura in genere è indolore.
Un ulteriore ostacolo è il fatto che le analisi immunologiche del sangue (ELISA o IFA per la ricerca di anticorpi anti-Borrelia) attualmente disponibili non sono né abbastanza sensibili né abbastanza precise per effettuare una sicura diagnosi differenziale, generando quindi un consistente numero di falsi positivi o falsi negativi.
Gli Istituti Sanitari Nazionali americani raccomandano perciò ai medici di basare la propria diagnosi sul fatto che il paziente ricordi o meno di essere stato punto da una zecca, sui sintomi che egli accusa e sull’attenta esclusione di altre patologie che potrebbero aver dato origine a tali sintomi.

Ora, dopo aver letto questo potete capire quanto Giocondo fosse spaventato… considerando che DI SICURO si era studiato la patologia su piu’ siti internet… e di certo questo non e’ il caso della malattia rara e quasi mai vista. Si tratta di un’infezione comune. Ma io ci provai lo stesso a dissuaderlo:

Giocondo, tu conosci bene la malattia di Lyme?

E lui:

Ho letto su internet tante cose.

(…ti pareva…) Tu hai da qualche parte del corpo un eritema che si sposta nel corso dei giorni? Sul torace o sul dorso? Che migra da una zona all’altra?

E lui ancora:

Ce l’ho sulla caviglia.

Siccome non avrebbe spostato l’attenzione su altro, gli chiedo:

Hai altri disturbi oltre a quella caviglia?

Lui ci pensa un attimo e poi mi dice:

Forse ho un po’ di febbre… mi sento accaldato.

E gli dico:

Ti senti accaldato, ma non e’ detto che hai la febbre. Sei un po’ agitato e fa molto caldo. Se tu andassi in ospedale, cosa chiederesti di farti?

E lui insiste:

Vorrei chiedere di fare degli esami del sangue.

Io cerco nuovamente di convincerlo:

Giocondo, gli esami del sangue per la malattia di Lyme non sono accurati… rischieresti di non avere neanche una risposta giusta. Rischieresti di avere un falso positivo o un falso negativo. E poi saresti solo piu’ spaventato. Se proprio ci devi andare, non conviene che chiedi di farti degli esami del sangue generici e completi, tipo emocromo, indici infiammatori, funzionalita’ dei reni e del fegato? E gia’ che ci sono, ti controllano anche la temperatura. E tu tieni controllato quel gonfiore alla caviglia, che in tutti questi giorni non si e’ mai mosso dalla caviglia, e che mi fa pensare che non sia esattamente la Malattia di Lyme che ti affligge.

Al che lui non rimane convinto… pero’ su una cosa era certo:

Facciamo che domani io vado in ospedale, e poi gli chiedo degli esami del sangue… sai, per essere sicuro

Niente di che. Non mi aveva ascoltato. Per lui QUEGLI esami del sangue significavano ESSERE SICURO. Quando, in realta’, non avrebbero fatto altro che confondergli di piu’ le idee. Siccome ormai ero arrivato ad essere saturo della conversazione, gli dissi:

Giocondo, se vuoi toglierti un peso domani vai in ospedale – non dimenticare la carta di credito – e chiedi di rivalutarti. Chiedi di non sottovalutare la situazione, spieghi cosa pensi che sia, e vedi cosa ti consigliano loro di fare. Se tutto va bene, almeno avrai un altro parere medico per rassicurarti.

Finalmente, forse piu’ tranquillo, se ne torno’ nella sua camera al computer.

E lo sapete cosa successe il giorno dopo?

TO BE CONTINUED…

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