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Test di medicina – graduatoria unica e implicazioni geografiche

3 ottobre 2013

Con graduatoria unica sempre più candidati vanno al Sud

Questo il sottotitolo di un articoletto che ho letto da poco sul sito doctor33.it, scritto da Marco Malagutti

Quello che vi riporto qui di fianco e’ un breve riassunto, con giusto un paio di citazioni e numeri per darvi un’idea.

Di fatto, con la graduatoria unica nazionale una prima importante implicazione sarebbe lo spostamento di molti studenti del Nord verso Sud. La graduatoria nazionale, pubblicata settimana scorsa, mostrava oltre 69mila candidati da nord a sud in un’unico blocco, e non più per ateneo o per ambiti regionali/interregionali. Dopo il test dello scorso 9 settembre, il 56%, degli oltre 10’000 ammessi alla facoltà di Medicina e di Odontoiatria hanno sostenuto la prova in un ateneo pubblico del nord, ma se ammessi dovranno verosimilmente trasferirsi verso un ateneo del sud. Perché i posti disponibili in Lombardia, Veneto o Piemonte sono ovviamente limitati.
image

A parte l’immagine (tratta dalla rete) che mi pareva simpaticissima e adatta al tema dello spostamento “geografico”, pensavo seriamente alle implicazioni per le nuove matricole. Insomma, tutti vorremmo sempre che la nostra prima preferenza si avveri, mi sbaglio? Ma statisticamente non è possibile, essendo la domanda più numerosa dei posti a disposizione. La vera domanda è: quanti sono disposti a spostarsi inbuna realtà totalmente diversa dalla propria? Magari a molti km di distanza? I tempi sono cambiati, ma forse la mentalità non è cambiata allo stesso ritmo… chi lo sa.

Tornando all’articolo: l’intervistato, nella fattispecie, era Angelo Mastrillo, segretario della Conferenza dei corsi di laurea delle professioni sanitarie.

[…] «Il problema non è tanto di “materia prima”» sottolinea Mastrillo «quanto di una preparazione spesso inadeguata […] Non è neanche un problema di posti disponibili» spiega l’esperto «quanto dell’effetto della graduatoria unica nazionale. Un risultato inevitabile ma, dal mio punto vista, del tutto positiva. I ragazzi meritevoli, infatti, avranno un’opportunità che negli anni passati non avrebbero avuto».

La domanda di iscrizione al test (me lo sapra’ confermare chi ci ha partecipato) prevedeva per questa edizione la scelta delle sedi con un ordine di preferenza. Solo giungendo nelle prime posizioni utili ci si poteva aggiudicare un posto all’interno del numero limitato di quelli messi a disposizione dall’ateneo segnalato come preferenza. Tutti gli altri, teoricamente, sarebbero destinati alle successive opzioni. Visto che la maggioranza dei posti liberi a Medicina si trova nelle università del sud, l’implicazione della ridistribuzione geografica e’ gioco-forza.
E mentre mi complimento con quanti conosco e che sono da poco passati al test, auguro sinceramente a tutte le matricole di dare sempre il meglio di sé stessi, in questa facoltà dura ma bellissima. Senza dimenticare che è relativamente meno importante puntare a diventare un “medico perfetto”… piuttosto puntate a diventare (rimanere) uomini e donne GIUSTI. La medicina è già imperfetta per conto suo!

Se voleste leggere l’articolo completo di Marco Malagutti sul sito doctor33.it, non avete che da chiedere, ed eventualmente vi passo il link!

Stay tuned,

  PMJ

 

2 commenti leave one →
  1. Liseli permalink
    5 ottobre 2013 09:35

    Sono sempre stati i meridionali a doversi spostarsi al Nord.E’ interessante che adesso accada il contrario. Chissà che la cosa non permetta di far cadere qualche pregiudizio…
    Sai quale credo sia il problema? Che non tutte le famiglie hanno la possibilità di mandare i propri figli a studiare fuori sede, mentre magari sarebbero riuscite a mantenerlo a casa. E con tutta la buona volontà, avendo l’obbligo di frequenza di lezioni e tirocini, uno studente di medicina difficilmente riuscirebbe a lavorare abbastanza da riuscire a pagarsi vitto e alloggio da solo (è vero che al sud la vita costa meno, ma sono anche minori le possibilità di lavoro e guadagno). Per cui una riforma nata per favorire il merito, potrebbe finire per selezionare le nuove matricole in base sia al merito che al reddito familiare. D’altra parte lo stesso studente forse non sarebbe riuscito ad essere ammesso, se la graduatoria fosse rimasta per ateneo… Ok, questo commento non ha senso. Sorry.

    • 5 ottobre 2013 15:30

      Ciao!
      No no, penso invece che sia un commento MOLTO sensato; anch’io credo che il fenomeno sia interessante, proprio perché teoricamente contro la tendenza che era stata finora caratteristica.
      Sono assolutamente d’accordo con te sul resto: un passo avanti per il merito che si accompagna ad un probabile risvolto socio-economico, ossia solo coloro che se lo possono permettere cambiano città. Effettivamente, le ore che rimangono al di fuori di lezioni e studio non sono molte. Se poi subentrano i tirocini, diventa anche peggio.
      Qui negli USA, se posso fare un commento brutale, portano all’apice sia il merito che l’aspetto economico: frequentare la school of medicine vuol dire spendere qualcosa come 250’000 dollari, prima di arrivare alla graduation. D’accordo che esistono i prestiti, ma spesso è la famiglia che supporta, e 250’000 dollari non li inventa nessuno.
      Sono curioso, attendo i risvolti Italiani!
      Alla prossima!
      PMJ

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