Skip to content

Il coinquilino ipocondriaco – 1^ parte –

1 ottobre 2013

Tra le mille cose, non vi ho raccontato di questo tipo qui. Ovvero, il mio secondo coinquilino. Ha un nome strano, ma per questioni di privacy non riferirò la sua nazionalità né il vero nome… limitiamoci a chiamarloGiocondo” (a volte mi stupisco quando decido di mettere per iscritto la prima cosa che mi passa per la testa…).

Fatto sta che Giocondo arrivò all’inizio di luglio, proprio all’arrivo dell’estate. La vera estate newyorkese, calda e umida. Si è fatta attendere pure qui, ma alla fine è arrivata. E il mio precedente coinquilino e amico Kalib, effettivamente, mi aveva avvertito degli odiati effetti: sudare da fermi, attacchi di caldo in metropolitana, improvvisi attacchi di claustrofobia ed agorafobia nei vagoni superaffollati, vestiti bagnati. Lavorare in quei giorni era veramente piacevole, perché al Mount Sinai (come in ogni edificio pubblico statunitense) tira un’aria condizionata della M… insomma, un’aria incredibile.

In quei giorni era puro refrigerio. Quando tornavo a casa nel pomeriggio, accendevo la ventola della mia camera a manetta perché qui l’aria condizionata non ce l’avevamo. Giocondo si presentava bene: alto, biondo, snello, occhi azzurri, accento “chic”, voce abbastanza gradevole… insomma, molte delle caratteristiche che non mi sono proprie (purtroppo o per fortuna, chi lo sa). Aria molto sicura di sé, il che va bene ma non è esattamente il tipo di persona che preferisco, quello che ti “butta addosso” tutta la sua sicurezza. Volevo dirglielo il primo giorno “stai schiscio con me, non ti espandere…”, ma in fondo sono una persona tollerante, e così abbiamo iniziato a parlare tranquillamente.

Mi viene da ridere… ah ah

Nel caso vi chiedeste cosa intendo io per persona che “ti butta addosso tutta la sua sicurezza”, vi racconto questo breve episodio risalente alla seconda sera. Io arrivo a casa dal lavoro, era tardi, tipo le 9 pm, e avevo fame – ma soprattutto sete. Arrivo, mi stappo una Dos Equis, e decido di cenare con poco, un semplice sandwich fai-da-te. Lui a quel punto (si vede che aveva fame) esce dalla stanza praticamente in costume da bagno e a piedi nudi, e mi si presenta in cucina. Per carità, tra maschi ci si sente a proprio agio anche a torso nudo… e faceva caldo… e siccome anche a me è capitato spesso di farlo, glielo concedo.

Apre il frigo, si prende una confezione di tortellini tipo Giovanni Rana per 2 persone, e li apre. Mette a bollire l’acqua, mette un po’ di sale. A quel punto butta l’intera confezione di tortellini a cuocere. In quella, mi fa:

Paolo, tu che sei Italiano, come li cucineresti questi tortellini?

A parte che ci sono le istruzioni e che sono semplici da fare (volevo dirgli), ma non avendo grande stima della cucina dei cugini, decido di illuminarlo. Nel senso, mi metto veramente nello spirito di aiutarlo, da amico. Allora gli chiedo:

Buddy, prima mi devi dire che ingredienti hai, poi ti suggerisco un piattino che ti soddisferà.

E lui mi risponde:

Guarda, purtroppo non ho avuto ancora tempo di fare la spesa estesamente, quindi ho davvero poca roba… patatine, panna acida, burro, parmigiano grattugiato.

Immagine dalla rete (sito: xylobistro.com)

Immagine dalla rete (sito: xylobistro.com)

Allora io tra me e me penso che è davvero messo male come ingredienti… quindi gentilmente gli dico:

Guarda, con quel poco che hai li devi fare sicuramente asciutti (e lì si stupisce perché non sapeva esistessero in brodo). E poi io farei così: li scoli, fondi una noce di burro in pentola, ci aggiungi un pizzico di salvia essiccata (quella che vendono nel barattolino e di cui la nostra casa è provvista), e sopra il parmigiano grattugiato. [ E in uno slancio di fratellanza, orgoglioso della mia ricetta, gli dico: ] Tieni il mio Parmigiano: questo è VERO Parmigiano portato dall’Italia, non quella merda (non ho usato questo intercalare, ovviamente) che hai comprato nel sacchetto già grattugiato. Ok?

E allora lui se ne esce con la seguente risposta:

Mah… io volevo provare a mettere la panna acida. Dici che si può fare?

Al che io gli replico:

Buddy, tutto si può fare… ma la panna acida sui tortellini – perdonami l’ignoranza – non l’avevo mai sentita. Come dire… è acida!! Fosse besciamella, ancora ancora!!

E lui, con la bella faccia, mi fa:

Sai, Paolo? A volte se non si sperimenta non si può mai sapere… magari esce veramente buono! Io ci metto la panna acida.

Al che io gli potevo rispondere in due modi:

Modalità 1: Giocondo…

… ma vai a dare via il c*** va’!

Modalità 2: Vaaaaaaaa bene, ooooooooook! Sperimenta pure Giocondo, buon appetito.

Ma vi pare??
Ovviamente gli ho risposto la 2, non ero ancora sufficientemente in confidenza… ma fratello, se hai in mente le tue boiate, non chiedermelo neanche un consiglio! Chiedimi direttamente “tu la metteresti la panna acida sui tortellini di Giovanni Rana?”. Così non avrei sprecato fiato e inventiva, ti avrei detto “no, ma fai quel … che vuoi, insomma”.

Per fortuna non gli ho dato il mio preziosissimo Parmigiano.

In tutto ciò, siamo rimasti solo all’introduzione! Non vi ho raccontato dell’aspetto ipocondriaco! Ma va bene così per oggi… alla prossima!!

PMJ

TO BE CONTINUED…

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: