Skip to content

Un anno dopo

29 settembre 2013

Sono passati esattamente 365 giorni da quando ci hai lasciato, e ancora a casa nostra si sente che manca qualcosa. I miei momenti preferiti con il nonno erano le vacanze e le mangiate insieme al resto della famiglia. Ogni occasione era buona: Natale, Pasqua, Santa Caterina, compleanni e ricorrenze varie…

Enosteria Lipen, pizzata di famiglia, 26 Luglio 2008.

Enosteria Lipen, pizzata di famiglia, 26 Luglio 2008.

E poi c’erano le vacanze tutti insieme: sempre un cinema muoversi in così tanti, far da mangiare per così tanti, decidere in così tanti. Ma si andava sempre d’accordo. Al Nonno bastava che fossimo tutti insieme, lui era contento. Forse era anche per quello che amava particolarmente mangiare insieme a tutta la famiglia. Ma anche le vacanze “ridotte” non erano male: a fine gennaio/inizio febbraio, da studente, spendevo volentieri una settimana o più al mare con loro. A me serviva come “ritiro di studio”, ai nonni piaceva avere un nipote con loro, che gli desse man forte in caso di bisogno. Sono stati tempi stupendi.

Stupendi come molti altri ce ne saranno, di questo sono sicuro. Ma con protagonisti diversi. E’ il tempo che passa, l’orologio che gira.

Chi ha tempo non aspetti tempo, mi ripeteva spesso il nonno. A lui piaceva ricordarmi quanto fosse importante non sprecare secondi e minuti preziosi.

Se devi fare qualcosa, falla per bene. Altrimenti non farla neanche.

Ricordo una vacanza storica, quando ancora ero l’unico nipote (i vantaggi dell’essere i maggiori). Con i nonni poco più che sessantenni, eravamo in montagna ad Antagnod, valle d’Ayas, in Val d’Aosta. Avevamo in affitto un appartamento spettacolare, il mio preferito di sempre, legato a innumerevoli episodi e ricordi della mia infanzia. Un posto che ho amato così tanto da volerci tornare, finalmente, a distanza di diversi anni. E riuscire a commuovermi. E fu così che ci tornai un’altra volta, l’anno successivo. Anche se sono passati 20 anni…

Ero solo con i nonni, e le giornate trascorrevano serene come può accadere per un bambino di 5 anni al massimo. Sveglia tardi, colazione, giretto in paese, in edicola a comprare il giornale del nonno, dal macellaio a comprare la carne della nonna, giretto al market, risalita delle scale per la chiesa, saluto al Signore. Lento ritorno a casa, preparazione del cibo, pranzo e riposino pomeridiano. Poi altro giro in paese, a giocare ai giardinetti, gelato per merenda – io e il Nonno – e poi ancora a casa. Bagno, cena, preghiere, riposo notturno. Non desideravo altro. Un giorno alla Nonna diventa una gamba un po’ grossa (fin da bambino sapevo che soffriva di vene varicose). Lei subito si allarma, e suggerisce di chiamare a casa i figli per farsi venire a prendere. Ma il Nonno, tranquillissimo, dice: “Facciamo i bagagli con calma, che ne abbiamo pochi, poi torniamo noi in macchina. Che problema c’è?”. E così fu. Aveva sempre il controllo della situazione. Ogni viaggio per lui era una gita. Così fu per quello: partimmo in tarda mattinata, prima di uscire dalla Val d’Aosta ci fermammo in un ristorantino scelto appositamente da lui, pranzammo insieme, e tornammo nel primo pomeriggio senza alcun intoppo, senza allarmare nessuno. Semplicemente, ci presentammo a casa.

Famosissima, perché mi è rimasta così impressa nella mente, è una frase che disse durante quel viaggio. Parcheggiando per il ristorante, si girò indietro per prendere bene le misure, e la Nonna in modo apprensivo gli disse di stare attento, e di parcheggiare in altro modo. Allora lui rispose:

Per dare consigli pratici utili ad una persona, devi almeno saper fare anche tu quel mestiere.

E si girò indietro a guardare me e a chiedermi: “Ho ragione o no, Paolo?“. Io risposi di sì. Ancora oggi, quello è uno dei consigli che preferisco.

Sono costretto a fermarmi qui, perché con quello che ha fatto il Nonno in vita sua, ci si potrebbe scrivere un libro bellissimo.

Una delle ultime mangiate fuori porta, insieme a tutta la famiglia: pizzata all'Enosteria Lipen, nella profonda Brianza. Prima lo chiamai, e lui mi guardò strano... poi gli dissi "Nonno, con il cellulare adesso si possono fare le foto! Mettiti in posa!". E questo è il risultato. Il nostro mito, il Fondatore.

Una delle ultime mangiate fuori porta, insieme a tutta la famiglia: pizzata all’Enosteria Lipen, nella profonda Brianza. Prima lo chiamai, e lui mi guardò strano… poi gli dissi “Nonno, con il cellulare adesso si possono fare le foto! Mettiti in posa!”. E questo è il risultato. Il nostro mito, il Fondatore.

Grazie Nonno! I tuoi famigliari si ricordano sempre di te, in qualunque parte del mondo si trovino, e qualunque cosa stiano essi facendo.
In fondo, un uomo muore solo quando viene dimenticato.

 

In loving memory of Alfredo Beretta, “The Founder“.

Beretta Alfredo homepage

http://www.berettaalfredo.it

  PMJ

No comments yet

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: