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What a slap in the face!

24 settembre 2013

Ovvero: lo smacco di oggi.

Le ultime 48 ore, neanche a farlo apposta, sono state particolarmente dure. Ma essenzialmente per motivi logistici, visto che al lavoro avevo esattamente programmato che cosa fare, e sapevo anche che ci avrei messo tutta la giornata con una pausa striminzita.

Per arrivare al sodo, prendo la subway per andare al lavoro (che non prendevo da tempo) in mattinata…

ma facciamo un passo indietro: sapendo di non potermi permettere un pranzo come lo intendo io, ci ho dato dentro con la colazione. Da chi potevo andare se non da zio Mac? Quando devi ingozzarti, è uno dei posti migliori. Avendo fretta, scendo nella stazione della subway con il sacchetto del Mac e in mano l’hamburger. Diciamo che lo stavo mangiando con classe, non alla rozza maniera plebea…  (!) che all’occasione so anche esibire, tra l’altro.

Mi siedo su uno dei diversi posti liberi. Dopo circa 30 secondi, arriva una ragazza giovane (insomma, giovane almeno quanto me! In realtà di più…) e – tra i diversi posti liberi – sceglie comunque quello di fianco a me (non quello attaccato, ma lasciando un sedile vuoto (anche perché era virtualmente occupato da un giornale amNewYork abbandonato)). E precisiamo, nonostante stessi mangiando un hamburger. Mi pare infatti di ricordare che i mangiatori di hamburgers di Mac non sono (probabilmente) l’icona del sex-appeal. Ma lasciamo stare.

Semplicemente, mi pareva una buona mossa. Come si suol dire… rinfranca la propria fiducia in sé stessi, no?

Dopo 3 minuti arriva la metro, e con tutta la calma di questo mondo (tanto ero sicuro di stare in piedi) ci salgo. Per ultimo, tra quelli nella mia zona. Mi rimaneva solo la coca-cola, in mano avevo il sacchetto vuoto firmato da zio Ronald.

Mi guardo intorno, e c’erano ben 3 posti liberi: uno a destra e uno a sinistra di una signora bionda sulla 50ina, proprio vicini a me, ed uno libero dal lato opposto, ma ben più lontano.

Cosa vi suggerisce la logica?

Beh, mi sono messo a quello a sinistra della signora bionda, che era il più vicino. Ci tengo ad aggiungere che quando ho tra le mani qualcosa, tipo in questo caso sacchetto vuoto e bibita, non mi siedo mai fino in fondo appoggiando la schiena, perché non mi va di disturbare gli altri con i movimenti delle mie possenti braccia e spalle (!). Ragion per cui, anche stavolta mi siedo su bordo, e metto lo zainetto (quello del lavoro) tra i miei piedi.

Ed eccoci al climax:

passano circa 5 secondi (la metro fa appena in tempo a ripartire), che la donna accanto a me mette via il giornale con il cruciverba e si alza. La seguo con lo sguardo, dicendomi “è normale, scenderà alla prossima stazione, si mette vicino ad una porta”.
Invece fa qualche passo in direzione della porta, ma si ferma un metro prima, si gira… e si siede nel posto libero lontano da me!!!
Può essere? No che non può essere!
Che stronza… voleva farmi perdere punti quella maledetta, neanche avessi la peste bubbonica! Ma che ti morda una pantegana newyorkese, poi passa in pronto soccorso al mio ospedale che se mi capiti sotto le mani dirò:

Guarda un po’ chi abbiamo qui! La panterona dei poveri.

Vabbé, anche oggi è andata. Smacco superato. Il fatto che perda tempo su una banalità del genere lo considero un buon indice, se non altro del fatto che sto riuscendo a dare una regolata a tutto il lavoro a cui devo badare.

Giunge alfine l’ora del sonno anche per me!

Stay tuned, e verosimilmente a presto!

PMJ

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