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The problem of real estate

3 luglio 2013

Carissimi,

dopo una settimana (un’altra) assolutamente impegnativa – senza molto altro tempo per cercarmi una casa – eccoci alla fine del week-end. Sono consapevole di aver trascurato il blog, ma ero ancora più consapevole che una casa non l’avrei trovata… quindi eccomi qui.

Per stasera vi scrivo ancora dal mio appartamento, ma è probabile che da domani sera vi debba scrivere da sotto una stazione della metropolitana, da buon senza tetto quale sarò.

Scherzi a parte, non penso che potrei vivere mai nella metropolitana di NY… e chissà in quante altre metropolitane del mondo.

Il fatto è che c’è aria pesante, veramente troppo pesante! Uno dei primi giorni in cui ero qui, c’era un articolo che trattava di “inquinamento da pelle (per intenderci: forfora) nell’aria della subway”. E poi te ne accorgi che è invivibile… adesso che fa caldo, al mattino ancora ancora si resiste, ma alla sera – dopo una giornata pesante di lavoro, stanco e già semi-sudato – scendi giù nella stazione e letteralmente SOFFOCHI dal caldo. Una cosa odiosa.

L’ultima perla, tanto per raccontarvene una, l’ho beccata quando ho preso appuntamento con un tipo (in teoria il proprietario) per vedere un appartamento a Sunnyside, nella zona del Queens molto vicina a Manhattan. Un appartamento da tipo 1150 dollari al mese. Non male. Diciamo che a me sarebbe servito per 9 mesi pieni, più un pezzetto, chi lo sa. Doveva essere un appartamento senza “spese di agenzia”. E così, sabato sera 29 giugno – giorno dei Santi Pietro e Paolo, per chi si ricorda – (e ultime ore utili per trovare un appartamento senza dover sbaraccare dall’attuale casa) alle ore 18.30 vado a questo fantomatico appuntamento. Mi dovevo trovare alla fermata della metropolitana. Come accade per le cose importanti, arrivo in anticipo (strano).

Il tipo lì, per dovere di cronaca, mi aveva fatto il terzo grado al telefono il giorno addietro, prima di dirmi se mi concedeva il lusso di vedere o meno l’appartamento. Ecco le domande:

– Chi sei?
– Da dove vieni (si sente che non sono di NY)?
– Cosa sei qui a NY a fare?
– Ah, sei medico? (ebbene sì…)
– In che reparto lavori?
– Quanto stai qui?
– Quanto prendi?
– Quanto hai in banca?
– Hai proprietà?
– Sei qui regolare? (no, sto chiedendo asilo politico per persecuzione…)

E non mi ricordo più tutte le domande. COMUNQUE, diciamo che per convenienza e per malavoglia ho dovuto arrotondare qualcosa, quindi deve aver inteso che prendo un bel po’ di soldi e quindi ero degno di vedere l’appartamento. Ma l’indirizzo dell’appartamento non me lo ha detto: mi disse soltanto di chiamarlo un’oretta prima dell’appuntamento, che mi avrebbe detto dove trovarmi. Al che gli rispondo “ok”. Io mi trovo alla fermata della metro giusta (ormai so come muovermi a Gotham), e lo aspetto in piedi come un fistone. Eravamo d’accordo su un’altra telefonata appena fossi arrivato, ed eseguo alla lettera: “Sono Paolo, sono arrivato. Indosso calzoni corti tipo bermuda blu scuro (quelli da rappresentanza della mitica squadra ciclistica U.C. Robbiano Salvarani), scarpe bianche (le mitiche Tiger comprate con la Marti a 29 Euri), Tee-shirt rossa (Bayern Munchen official cotton Jersey 1981)”. Ero stato parecchio dettagliato. Aspetto e aspetto, i minuti passano – e come sapete odio perdere tempo.

Ad un certo punto mi arriva una chiamata: “Paolo, sono arrivato. Quale sei? Non ti vedo”.

Al che gli chiedo: “Sei a piedi subito sotto il ponte? (la fermata della metro in questione è sopraelevata di una ventina di metri)”

Lui: “No, sono in macchina”.

Ma osti, non ho la lebbra e sto respirando la stessa aria merdosa che tu ti respiri da una vita, quindi fai il piacere di scendere dalla macchina e fare due passi, che ci sarà un motivo se le auto non possono entrare fino alle scale mobili della metropolitana.

Ma lasciamo stare.

Mi muovo io, e in 10 secondi ne becco uno che parla al telefono in macchina, quindi lo punto e lui capisce che l’ho trovato. Al che scende, e mi dice che andiamo in auto all’appartamento. Io accetto, che tanto so combattere anche da seduto e poi avrei usufruito dell’aria condizionata, il che era a mio vantaggio. Arriviamo quindi in 3 minuti al posto. Ma il tragitto è stato qualcosa di stroncante: Ma sei Italiano?
Ma dove lavori?
Ma sei davvero un medico?
Ma quanto prendi al mese?

Quando ho risposto che prendevo (per arrotondare) 2000 dollari al mese, lui mi ferma e mi dice: “Guarda che non sono abbastanza”. Al che gli spiego: ho capito che voi avete queste regole, ma all’ospedale dove lavoro mi hanno chiesto non solo quanto prendo, ma anche quanto ho a disposizione in banca, per capire se potevo “autosostentarmi”. Niente da fare: lui era fisso sull’idea che non erano sufficienti. Siamo andati avanti per i restanti due minuti a disquisire sul perché (domanda mia) – prendendo 2000 dollari al mese – non avrei potuto pagare un appartamento da 1150 al mese. E lui ad addurre tra le stronzate peggiori che abbia sentito in vita mia. E ce ne vuole.

Finalmente arriviamo al condominio, e lui mi dice: va bene, una possibile soluzione è che – se davvero hai a disposizione questi soldi che mi dici, paghi con assegno in una volta sola tutto l’affitto, e appena paghi io ti consegno le chiavi dell’appartamento. (senza neanche averlo ancora visto, notare…) Il bello è che mi fa: “Tu fai il conto: 1150 x 12, e quello è il totale”.

Al che gli dico: “Yes, but I told you that I need the apartment only for 9 months, ok?”.

E lui insiste: “Yes, but the minimum lease is 12 months”.

Siccome non ho voglia di ribattere, gli faccio: “Possiamo vederlo questo appartamento?”. E finalmente mi accompagna all’ingresso.

Immagine: dalla rete
Immagine: dalla rete

Entriamo dalla portineria, salutiamo il finto portinaio, e saliamo al 3 piano dello stabile. E lui ha anche il coraggio di dirmi “Let’s go by walking, is good exercise for you!”. Al che lì l’avrei mandato in quel posto laddove non batte il sole, perché al massimo l’esercizio serviva a lui. Ma anche qui ho sorvolato. E sono stato buono, in quanto ad autocontrollo. L’appartamento è molto più ampio di quel che pensassi, luminoso e spazioso, pavimento in legno, cucina nuova, bagno pulito, 3 armadi a muro decisamente ampi. Unico problema: era VUOTO. Lui in pochi istanti illumina tutte le caratteristiche positive di quell’appartamento, che avevo comunque già notato.

Al che lo interrompo e gli dico:

Excuse me, apart from the furniture, were is the internet and cable TV you described on the website?

E lui mi risponde: “Here it is, this is the cable (indicando un cavo a terra). Internet, TV, all is ready for use.”

Ma io non ci sto e gli dico: “Maybe I have to buy an internet and cable TV plan for the period of my stay here?”.

“Yes, no problem, you pay a plan, and you have all the internet and TV that you want”.

Cambio argomento: “It’s very hot today… do you have air conditioned here?”.

“No, but look at this (indicando un buco rettangolare nel muro): you buy an air conditioner, you put it in, and here it is, already predisposed”.

Non c’è niente da fare… mi stavo trattenendo, ma stavo anche per scoppiare… Gli chiedo ancora del pagamento (ennesima volta), e non c’è niente da fare: affitto minimo per un anno. Al che mi reputo soddisfatto e gli dico (nonostante mi chiedesse se avessi ulteriori domande) che ho finito e possiamo andare. Quando scendiamo, io sono ovviamente intenzionato ad andare a piedi alla stazione di metro e lo saluto dopo averlo ringraziato. Ma lui mi “trattiene” la mano quei millisecondi che bastano per farmi capire che deve aggiungere altro. Al che mi dice:

Well, I forgot that the real price is not 1150 x 12, but 1150 x 13, since 1150 dollars are my payment as a real estate agent.

Questa non me l’aspettavo: ma mica non c’erano spese ulteriori di mezzo? Ho bisogno l’appartamento per 9 mesi e devo pagartene 13? Qui – per chi mi conosce – ero sull’orlo del vaso che sta traboccando… bastava una sola frase in più per risvegliare il mio potere… Ed eccola:

No agencies directly, but I work as a real estate agent and I showed you the apartment. You can give me the money, then I will verify that you are eligible for this rental process, and then if you are eligible and you accept this apartment solution, you pay the other 12 months and I give you the keys. When you enter the apartment, you should go to a keymaker and change the locks and the key of the apartment, since this one is a passepartout. But if you are eligible for rent and you refuse the apartment, I will retain the 1150 dollars you give me, because I wasted my time.

Vi rendete conto???? Io lì non ci ho più visto. E quando sfaso, mi escono anche le parole. E quando mi escono, è perché la gente se le merita. Al che gli rispondo:

Whaat??!? I should pay 13 months while I need 9, just because you showed me a fucking apartment in 5 minutes? I wasted my time, my entire saturday thinking about this housing solution and coming to this fucking appointment. First of all, I call you Mr **** , so you don’t have to call me “Paolo” just because I’m young, but call me DR PAOLO; secondly, I don’t have 1150 dollars in my pocket, and I cannot give you money, but (third) if only I had so much money, I wont give you nothing at all. So, if you prefer not to rent me this fucking apartmento for 9 fucking months, then keep you apartment un-rented for 12 months and go away.

Lì ha avuto il coraggio di dirmi: Paolo, it’s true that we have seen the apartment in few minutes, so I give you my card (mi porge il biglietto da visita con la sua faccia di *****), and tomorrow morning we can meet, and you can give me less money… 600… or 500 dollars… Lo interrompo:

I won’t call you because I’m not interested in a fucking empty solution where I have to pay more than my needs! Who the f**k are you? You told me about your rules, but I make the rules for myself, not you! For 500 dollars if you come to my country you have to sell me at least your wife and daughter, and tomorrow is Sunday so I want to sleep, so go ****ing out of my way and tanti saluti.

QUANTO MI PIACE AVERE L’ULTIMA PAROLA.

State pure tranquilli, che quando mi arrabbio i miei sensi si amplificano, così come le forze. Se anche avessi avuto un fucile con mirino laser puntato su di me, l’avrei schivato. Ero in modalità COMBATTIMENTO-ON come non capita spesso. Ditemi voi se un cretino così non vi potrebbe far perdere la pazienza. A me è riuscito.

Risultato: non mi fidavo prima di chi affitta appartamenti a NY, e se possibile mi fido ancora meno.

Morale: un paese fondato sugli agenti di real estate e sugli assicuratori è fondato su un sistema impari, che privilegia i privilegiati e rende più affamati gli affamati. E prima o poi, se resta così, è destinato ad implodere.

Conclusione: predico sempre tolleranza, e quindi se ho perso la pazienza è dovuto fondamentalmente ad un insieme di motivi miei e circostanti che sono contemporaneamente presenti in questo periodo, ed è un errore solo mio. Ma alcuni errori, credetemi, in alcuni momenti ci vogliono. Perché la verità è che lui ha perso qualche minuto, io mezza giornata, lui è tornato a casa incolume, e nessuno si è fatto male. Riteniamoci fortunati, perché non tutte le cose finiscono bene. Sabato rimasi senza appartamento, è vero… ma questa è 1-0 per me, e senza palla al centro. Perché è stato un po’ come un Golden Goal

Alla prossima!

Il vostro amico senzatetto PMJ

2 commenti leave one →
  1. 6 luglio 2013 16:48

    Ohmmioddio. punto

    • 7 luglio 2013 04:03

      Lo so che sono stato duro, Jacopo… solo che ho perso un attimo la pazienza…
      Proseguendo nella ricerca della casa, poi ho capito che tutti erano più o meno così, ed io ero decisamente esigente. Forse giustamente, forse ingenuamente, ma pur sempre esigente. Per fortuna (come da noi e come altrove, io credo), dopo un po’ non conta più di quante cose vieni a conoscenza, ma quali persone hai conosciuto o conosci… e fortunatamente ha fatto la differenza, nel trovare il giusto compromesso!
      ciaoo
      PMJ

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