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Il matrimonio parte seconda – la preparazione

23 giugno 2013

Ci eravamo lasciati con l’annuncio del maltempo che aveva colpito la North Carolina – in particolare la zona ad est di Greensboro – nella giornata di giovedì 13 giugno.

Ebbene, da quanto mi diceva John c’erano stati alcuni danni al circondario. Il che (mi diceva strada facendo) comportava qualche strada sbarrata per via di alberi caduti qua e là, ma a casa sua ci si arrivava tranquillamente.

Arrivati a casa, entriamo nella vietta sterrata che conduce dinanzi all’abitazione e alla piccola impresa meccanica, e subito noto quanto verde ci sia… quanto sia grande il giardino, quanto sia bella la casa… insomma, tutto bello.

Scendiamo dall’auto e John mi dice di seguirlo, che avremmo attraversato il giardino e mi avrebbe condotto alla mia stanza. Ora, vedendo da lì, non sembrava affatto ci fossero danni all’abitazione o cose particolari in giardino. Quindi cominciavo a sentirmi rincuorato.

Entriamo nel vialetto, attraversiamo il giardino senza andare verso la sua abitazione, e noto subito diversi ragazzi (7-8) intenti a trasportare qualche scatolone. Nulla di che, mi dico. John mi indica una casetta e mi dice: “Quella è la guest house: tu dormirai qui, sarai da solo – spero non ti crei problema”. Al che gli rispondo “vai trenx, va assolutamente benissimo, non chiedevo così tanto!”.

Scorcio di una parte del giardino e, nascosta tra gli alberi, la mitica Guest House!! (foto di Paolo Mazzola- Copyright PMJ, riproduzione riservata)

Scorcio di una parte del giardino e, nascosta tra gli alberi, la mitica Guest House!! (foto di Paolo Mazzola- Copyright PMJ, riproduzione riservata)

Poi aggiunge:

Purtroppo il tornado ha sradicato alberi qua e là, e in tutto il paese è saltata la corrente a causa dei pali della luce e dei cavi tranciati. Abbiamo un generatore a gasolio stabile, che utilizziamo a casa in caso di blackout. Poi ne abbiamo uno piccolo ausiliario da usare in casi estremi, ma non l’abbiamo praticamente mai usato. Purtroppo nella guest house non arriva la corrente del generatore: sarai senza corrente, senza internet, senza acqua calda. Ti va bene lo stesso?

Va…
…va…
vaaaaaaaaa bene.
Non preoccuparti, me la caverò.

In tutto ciò, avevo decisamente sottovalutato la cosa. Perché né i cellulari né il PC avrebbero potuto essere ricaricati.

Ma preso dall’emozione del nuovo, lascio giù il cellulare e scendo in giardino deciso a contribuire. Mi presento al resto della compagnia, e si comincia a lavorare. Missione: spostare un po’ di tavoli, tirare fuori dagli scatoloni le matasse di lampadine collegate in serie, e sistemarle in modo da creare un’illuminazione “a zig-zag” tutta sopra la parte di giardino nella quale avremmo cenato tutti insieme.

Sembrava facile, ma non lo è stato. Spostare i tavoli è stato meno faticoso, nonostante fossero pesantissimi. Poi abbiamo dovuto (1) srotolare le matasse, alcune delle quali piene di nodi increbili, e (2) salire e scendere dalla scala per appenderle in modo saldo nei punti più disparati. Abbiamo anche dovuto piantare alcuni pali d’acciaio qua e l° in mezzo al giardino, perché facessero da ausilio allentando la tensione mentre cercavamo di tendere la fila (pesantissima) di lampadine da una parte all’altra del giardino.

C’è stato da sudare, insomma. Ma ci stavo prendendo gusto, in qualche modo ero utile e non poco.

Poco prima che finissimo di appendere tutte le lampadine, giunge il momento ludico. Arriva John: “ragazzi, mollate tutto che andiamo a divertirci un po’! Andiamo a sparare!”. Così vado una corsa su in camera a prendere il mio cellulare, e ne trovo uno quasi scarico e l’altro che non prendeva nulla.

Decido di portare con me quello nuovo americano, perché almeno avrei avuto internet-wifi e la rete. Accendo il PC e lascio quello italiano in carica attaccato a “succhiare” la batteria del computer.

Si prendono i fucili, si prendono bibite-birre e materie prime per sandwich, e ancora con le mani tutte sporche si va a sparare.

La strada non è lunga, ma ci tocca farla diventare il triplo a causa di due strade (su 4 possibili) interrotte da alberi caduti. Ma niente di che, stiamo per divertirci alla grande!! E così eccoci giunti a casa di un parente acquisito, nel cui giardino avremmo sparato, da una pedana rialzata e in direzione “verso il basso”. Avete capito bene, sparavamo in giardino. La loro proprietà era sufficientemente grande, e il vicino di casa più prossimo abitava al di là della collina vicina. Visibile, ma lontana. Questa è la North Carolina, ragazzi.

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Detto e fatto, ci facciamo su qualche sandwich e si mangia alla buona. Poi si mette in bocca un po’ di beef essiccato (da veri “cacciatori”), una birretta (rigorosamente in lattina, perché poi avremmo sparato anche alle lattine) e si estraggono i…

sigari della vittoria!!

Vabbé, fumatina veloce e intanto seguiamo le istruzioni in merito alle armi. Un paio vanno a posizionare i bersagli a valle, e poi siamo tutti pronti. 

Il pomeriggio è stato in sé divertente, tra il lavoro e lo sparare. Non sono un cecchino di professione, e lo sapete… ma so seguire le istruzioni, quindi il bersaglio qualche volta lo colpisco. A morte, non di striscio. Solo che cambiando continuamente arma, devi prenderci la mano ogni volta… e così prendetela come una buona scusa. Benché il revolver sia esteticamente bello, rendo di più con il Winchester perché è ben saldo tra le mani e sulla spalla destra (con la doppietta me la cavai bene anche al tiro a piattello, anni fa, sempre con John e fratelli).

La compagnia del Gunshooting. Al tiro Mike, sicuramente un idolo!

La compagnia del Gunshooting. Al tiro Mike, sicuramente un idolo!

Un’esperienza anche questa! A Gotham ovviamente non puoi girare con il fucile… ti vedono 10 poliziotti a distanza ed aprirebbero il fuoco pensando che tu sia un terrorista. Tantomeno girare con alcolici in mano: ti prendono a manganellate e passi una notte o due in gattabuia. Qua potevi girare con il fucile in mano ed una birra, fumando il tuo sigaro, che nessuno di avrebbe detto niente. Storie di vita vissuta.

Con il fucile alla mano, sembro un Gung-o-gun's. Il significato, solo per intenditori!!

Con il fucile alla mano, sembro un Gung-o-gun’s. Il significato, solo per intenditori!!

Finito di sparare, tipo alle 18.30, torniamo a casa (stavolta sapevamo quale strada era aperta). John ci fa: “Dai finite di attaccare le luci, che non manca tanto prima di dover staccare per andare tutti al ristorante a far festa!”.

E così fu: pochi minuti e mettemmo su le luci. Una prova veloce con il generatore ausiliario “di emergenza”, una prova veloce dei passi principali della cerimonia e il volume degli strumenti, ed eravamo pronti per la serata. O quasi.

John ci dice: “Ragazzi, iniziate a prepararvi che tra non molto partiamo”.

Gli chiedo: “Quanto tempo abbiamo, John?”

E lui: “10 minuti e si parte!”.

Alla faccia!! Io me la sarei cavata con una certa facilità, avendo la casa in giardino. Ma gli altri dovevano andare a casa, doccia e cambiarsi! Per questioni di tempo, con l’acqua fredda mi sono solo lavato un po’ così in generale ma senza una vera doccia (gelata). 10 minuti ed ero pronto.

Saliamo in macchina, e si parte. Io dovevo far da navigatore con l’iPhone della moglie, perché non si sapeva esattamente la strada per arrivare alla FARM HOUSE.

Sulla Highway, direzione Farm House!!

Sulla Highway, direzione Farm House!!

La strada non era poca: dopo 40 immensi minuti (morivo di fame), finalmente arrivammo “in mezzo ai bricchi”. Il ristorante visto da fuori non era granché… ma l’interno era rustico e molto bello, alla maniera di una vecchia locanda Americana. E il meglio era… che si trattava di una STEAK HOUSE!!! Finalmente carneeee!! Ero felice. Anche se un grillo parlante mi ronzava nell’orecchio… dicendo:

Paolo, non ti sembra strano che hai avuto tutto il tempo il cellulare, abbia mandato sms e messaggi di Whatsapp verso casa, e nessuno ti abbia risposto?

Effettivamente sì, mi sembrava strano. Ma la rete prendeva da far schifo, proprio a sprazzi. Avevo inviato foto della casa, del giardino, e del gunshooting. Ma praticamente nessuna risposta. Strano. Colpa del maledetto tornado, mi dicevo.

E così ordiniamo (saremo stati 50-60, una sala tutta nostra), e si inizia a mangiare e bere di gusto. I miei amici americani hanno l’abitudine di ordinare in anticipo il doppio delle bevande, perché così non c’è da attendere quando finisci la prima, e subito ti possono portare la terza mentre hai già iniziato con la seconda. E così Alex e Glenn fanno: “Due birre e un bicchiere d’acqua per il nostro amico!”.

L'esterno del Farm House restaurant non era nulla di speciale... ma l'interno è il posto giusto per una festa!!

L’esterno del Farm House restaurant non era nulla di speciale… ma l’interno è il posto giusto per una festa!!

Detto e fatto, arrivano due Sam Adams belle fresche. Tra i discorsi e le risate (io ero al tavolo degli zii, con un fratello e la sorella della sposa), la birra e le diverse portate di cibo, la serata è piacevole e scorre via quasi rapidamente. La stanchezza un po’ si sentiva. Purtroppo non ho fatto foto al ristorante, al cibo e alla bellissima compagnia (il tavolo più attivo era sicuramente il nostro, un peccato che non conosciate gli zii e i fratelli!!), però vi riporto il sito: http://www.farmhousesteakhouse.com/

E venne il momento del ritorno, ed essendo in macchina con il padre della sposa, fummo gli ultimi ad andarcene… per i lunghissimi minuti di strada nel ritorno, mi si saranno chiusi gli occhi 50 volte, nonostante fossi il navigatore.

Arrivati a casa John mi fa:

Paolo, te la senti di attraversare da solo il giardino fino alla Guest House? La trovi da solo? Non c’è corrente.

Al che rispondo che non ho problemi, con la luce della residua batteria del cellulare ce l’avrei fatta a non sbattere contro tavoli o cose varie. Anche se mi chiedevo: “Chissà perché non accendono il generatore attaccato alla casa… John nel pomeriggio mi aveva detto che lo tenevano acceso per buona parte della notte per conservare i cibi e le bevande nella casa principale”. Ma ero troppo stanco per chiedermi qualcosa di più profondo.

E così me ne andai verso la mia casetta. E nel buio più pesto, il cielo sereno stellato era qualcosa di fantastico. Non ci sono parole.

Entro in casetta e mi chiudo dentro con un giro della levetta di sicurezza. Salgo di sopra, mi spoglio e mi lascio andare sul letto, con pochi programmi per il giorno dopo ma tutti decisamente rilassanti. E stranamente, al cellulare ancora nulla.

Fu il preludio…

TO BE CONTINUED…

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