Skip to content

Un matrimonio da ricordare: the beginning

18 giugno 2013

Mi sono ripromesso di raccontarvi, quindi è giunta l’ora di farlo. Anche se è un po’ tardi e avrei una cosina da finire di scrivere, per lavoro… ma un break mentale lo faccio volentieri con voi!

Dunque, come dicevo, è giunto il momento di spiegarvi per quale diavolo di motivo sono sparito per 3 giorni di fila. Diciamo che sono successe una serie di cose, tutte quante insieme, che si fa fatica a crederci…

20130614_082602Ma torniamo a dove ci eravamo lasciati, ossia dal breve post che ho scritto in diretta dall’aeroporto di Charlotte, dove ho fatto scalo prima di arrivare al Piedmont-Triad di Greensboro. Come dicevo, i trasporti sono stati promossi. Sono funzionali, si può decisamente risparmiare una volta che li conosci… ma devi essere un pendolare, perché se sei un viaggiatore occasionale ti sembreranno comunque cari.

Passo indietro nel tempo: l’aereo per andare in North Carolina l’ho trovato al venerdì mattina (14 giugno) alle 6:30. Ciò significa che, purtroppo, ho dovuto fare ciò che odio fare: preparare la valigia la sera, andare a letto tardi, puntare la sveglia alle 3:20, alzarmi strafatto nel cuore della notte, prepararmi e uscire di casa cercando di non dimenticare niente. Strategia adottata: completare la valigia e chiuderla la sera, così avevo meno pensieri e dovevo mettere dentro solo spazzolino, dentifricio Colgate total appena acquistato, e caricatore del cell.

Nota negativa: dal giorno prima pioveva da dire maledizioni, e anche se sono andato a letto fiducioso che in quella prima parte della notte avrebbe smesso, mi sono svegliato alle 3:20 che non sono pioveva, ma pioveva anche più forte, e c’era pure vento. Una notte da lupi. Però sono stato miracolosamente nei tempi che mi ero prefisso: esco di casa alle 3:45, prendo la corsa della metro delle 4:01, arrivo alla fermata alle 4:08, e ho fino alle 4:18 per scendere 40 scalini con il trolley, aprire l’ombrello, e coprire i circa 400 metri che mi separavano dalla fermata del bus. Fattibile.

Purtroppo il vento mi ha rovesciato – e pure rotto – l’ombrello 3-4 volte, rallentandomi non poco per sistemarlo + imprecazioni varie, però sono arrivato alla fermata alle 4:13. Guardo il cartello… no, non va bene, sono dal lato sbagliato della strada. Ma lo sapevo, volevo solo esserne sicuro. Come un idiota, ma anche rispettoso per una volta dei segnali stradali, avrei potuto attraversare a caso ma decido di andare circa 100 metri più avanti e sfruttare l’attraversamento pedonale. In giro c’era qualche macchina, infatti. Attraverso, e sempre come un asino guardo solo alla mia destra, dove c’era una bella pensilina coperta e chiaramente una fermata. Sono le 4:15, sono arrivato, zero problemi.

E così, camminando tranquillo, percorro quei 50 metri e arrivo alla pensilina… leggo i cartelli delle fermate… primo lato del cartello (cubico): è un altro bus. Secondo lato: anche questo è un altro bus. Terzo lato… altro bus ancora… ahia… comincio a sentire puzza di guai… quarto lato: altro numero di bus che non era il mio. Nello spazio di un respiro, faccio in sequenza ciò che sapevo andava fatto, perché se una cosa può andare male, è giusto che alle 4 di notte vada male. Ve l’assicuro.

E così, guardo in sequenza il mio orologio – ore 4:17 , guardo verso l’incrocio della strada più lontano – e noto un altro palo (senza pensilina) con appesi dei cartelli “da fermata di bus”, guardo dalla parte opposta della strada, e chiaramente vedo arrivare un pullman, al che prendo il trolley, nell’altra mano l’ombrello chiuso (che altrimenti mi avrebbe rallentato), e inizio a corricchiare facendo segnali al bus  e gridando “eeeeehiiiii”, e lui chiaramente non si ferma ma punta di gran carriera verso il palo lontano, al quale non c’era nessuno ad attenderlo…

Questo significava solo una cosa: lo sprint dei 150 metri. Perché vi ho già detto che razza di bastardi sono: se non sei lì esattamente in quell’istante, partono. Umanamente, con quel trolley e l’ombrello, non ce l’avrei mai fatta a coprire la distanza in tempo. Fortunatamente, gli diventa rosso il semaforo!!! ah ah ah ah stramaledetto bus, stanotte non mi fotti!

E così copro in 10 secondi la distanza rimanente, e giunto lì non può che aprirmi e farmi salire, dove timbro bellamente la mia Metrocard unlimited, prendo posto a sedere, e inizio a messaggiare bello trenx con la Marti.

Il peggio è passato!

Dico tra me e me.

Ebbene, mi sbagliavo. Fu l’inizio della fine.

Che il viaggio è andato bene lo sapete, perché l’ho già scritto in diretta… quello che non sapete è come è andata dopo!

Un accenno?

Arrivo tranquillo e in assoluto orario all’aeroporto di Greensboro… dall’aereo avevo visto tanto verde e una vegetazione rigogliosa… tanti laghetti… si prospettava un sereno week-end di relax, cibo, birra, e party. Esco dal gate degli “arrivals”, e trovo subito John ad accogliermi con un abbraccio. In men che non si dica usciamo dall’aeroporto – piccolino – e saliamo sulla sua Passat. Al che mi dice:

Meno male che sei arrivato in orario e presto, Paolo. Ci sono tante cose da fare, anche divertenti!

A cosa ti riferisci John? Andiamo a sparare?

Sì, anche… però prima c’è da lavorare un po’ perché ieri è venuto un tornado e ha fatto parecchi danni…

TO BE CONTINUED…

PMJ

One Comment leave one →
  1. 18 giugno 2013 08:45

    L’ha ribloggato su The law of news 2.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: