Skip to content

Vicissitudini per un Happy Hour…

23 maggio 2013

Carissimi, in questi giorni in cui sono un po’ preso per diverse cose (ormai sto cominciando ad impratichirmi bene in alcuni aspetti, e quando l’offerta migliora, sapete bene che aumenta la domanda), ho scritto un pochino di meno.

Iniziamo a rimediare!

Ieri sera primo Happy Hour da quando sono qui! Insomma, la prima volta che finalmente conosci qualcuno e ti invita ufficialmente per farne parte! Non male, per quanto mi riguarda!

Il tutto nasce da un incontro a cui ho partecipato con altri giovani, in merito alla lettura e revisione critica di brevi manoscritti in lingua inglese (ovviamente). Da lì ho conosciuto quei pochi, e una di loro (che lo coordina) mi ha detto di darmi il mio contatto per invitarmi ad altri eventi. Cosa che ho accettato volentieri, tra l’altro. Insomma, la prospettiva di fare qualcosa oltre al proprio lavoro è essenziale per vivere più serenamente.

E così l’altro giorno mi ha scritto di questo Happy Hour con altri amici/colleghi. Non si poteva rifiutare una possibilità così!

Ma la mia storia parte da come ci sono arrivato, a questo evento. Ieri dovevo essere là tra le 18 e le 19… ma come sapete, se qualcosa può andare storto, andrà esattamente in quella direzione.

Ma come era iniziata la giornata? Nel modo seguente: la mattina prendo il tanto odiato bus per non dover neanche camminare e di conseguenza NON SUDARE. Mi dicevo: che traffico può esserci, in più di quello normale che ho già sperimentato?

Invece sono restato bloccato nel traffico della Broadway più di un’ora per colpa del Graduation Day della Columbia University… lasciamo perdere. Non ne voglio già più parlare.

Dopo una giornata di lavoro redditizio (in termini di quanto ho fatto e quanto ho appreso), esco dal Mount Sinai e vado a prendere la metro sulla 96^ strada (5 minuti di cammino). Salgo in metro, e quella parte.

Sarei arrivato in orario perfetto (alle 19:00), se non fosse che ci siamo fermati ad una stazione per motivi imprecisati. La prima volta non sono riuscito a capire per come il megafono distorce la voce. La seconda ho capito “fire alarm, please be patient”. La terza ho chiesto alla mia vicina di posto – una ragazza giovane e oggettivamente bella che credeva che ci provassi con lei – perché non capivo molto di più. E lei mi ha risposto che anche lei capiva poco (molto bene, non sono stupido allora), ma mi sapeva tanto di una che credeva che ci stessi provando. Intanto i minuti passavano… e io ero matematicamente in ritardo di almeno 15 minuti. Alla quarta volta ci ha detto di scendere tutti e di prendere un altro treno.

Grazie tante, amico.

Immagine: dalla rete

Immagine: dalla rete

Altra premessa: mentre eravamo su fermi ad attendere, giù dalla metro c’era un tizio afroamericano altissimo che faceva lo show. Ad alta voce imprecava contro qualcuno, anzi qualcuna… ma lo faceva fine a sé stesso, per fare lo show. Alcuni di quelli che erano giù ne avevano paura, altri non se lo filavano. Altri si allontanavano proprio dal binario. Alcuni che erano sul nostro treno scendevano e se ne andavano. Più probabilmente per cercare altre soluzioni di spostamento, io credo. Io stavo seduto e mi godevo l’aria condizionata del vagone, almeno. Amo il fresco.

Quando ci avvisa di scendere, scendiamo tutti e vedo la folla che si mette ad attendere sul binario subito di fronte. Il che era consolante, ma volevo essere sicuro che fosse giusto. Casualmente, alla mia sinistra si mette la ragazza di prima. Quindi le chiedo:

Excuse me, do you know if this train will arrive at Union Square?

E lei stavolta mi risponde un pelo meglio, dicendomi: “Yes, and it will arrive there in few minutes”. Se non altro, non aveva più lo stesso modo di fare di prima. Mentre eravamo lì ad attendere, il tipo di prima gironzolava facendo lo show. Praticamente il succo del discorso era:

[…] That bitch… she’s a bitch; (e poi si aggirava tra le persone mettendosi davanti e facendogli tipo la predica a voce alta) […] If your girlfriend does this… and this… and this… then she is a crazy stupid bitch, and you will be the one who suffers, but if she’s a bitch she cannot be helped […]

E via dicendo. Uno dei suoi ulteriori sermoni lo viene a fare davanti a noi. Si avvicina parlando ad alta voce, e si mette all’incirca a 70 cm dinnanzi a noi. E parla… e parla…
Ovviamente ero preparato al peggio, non si sa mai cosa ti capita quando vai in giro. Ma lui era nella posizione più svantaggiata, con le spalle rivolte ai binari e circa 50 cm dietro ai piedi prima che cadesse giù. Alto almeno 20 cm più di me, quindi lento di gambe e un suo eventuale pugno sarebbe stato facile da evitare semplicemente abbassandomi. [Nella mia mente era chiara la sequenza: evitare pugno abbassandosi, scansare eventuale calcio con passo a destra, bloccare movimenti della gamba facendo perno con il piede sinistro, pugno sinistro al plesso solare, inevitabile sbilanciamento all’indietro, caduta del malcapitato sui binari. Probabilità di successo: 100%. Prognosi del malcapitato: due settimane. Prognosi nel caso non risalga dai binari prima dell’arrivo della Metropolitana: iniziare a telefonare al coroner.]

Ma con queste persone devi solo ignorarle. E così me ne sto fermo, prestando attenzione ai suoi movimenti. Ma non avverto alcuna minaccia da lui, nell’immediato. La tipa stronza che avevo di fianco invece si defila, centimetro dopo centimetro… e pensate un po’… dove si mette?

Chiaramente dietro di me. La stronza. A quel punto mi sarei anche abbassato volentieri se mi avesse dato un pugno il tipo, così prendeva lei. No dai, non volevo rovinarle il faccino. Quando lui se ne va dopo una 30ina di secondi di sermone, questa era ancora un po’ titubante. Al che gli rivolgo la parola per la terza volta e le dico:

“You have to stay calm and just ignore this kind of people… don’t worry”.

Al che forse l’ha letta ancora come se ci stessi provando, e fondamentalmente poi mi ha ignorato. Insomma: un due di picche assolutamente non cercato. Pensa te.

Poi finalmente arriva il treno e ci saliamo tutti, e davvero in 3 minuti arriviamo a Union Square… non ci credevo! E fu così che raggiunsi il posto dell’Happy Hour alle 19:30…

GO PMJ!! C’MON!!

Fine della puntata.

3 commenti leave one →
  1. 29 maggio 2013 08:16

    Mio padre è partito proprio ieri per venire a NY. Spero che non si imbatta in niente del genere. Non parla neanche inglese!
    Bello l’happy hour con nuove persone. Piacerebbe molto anche a me!

    • 29 maggio 2013 23:41

      Ciao!
      Guarda, gli imprevisti capitano una tantum… è il clima l’unica variabile che si sta dimostrando decisamente imprevedibile; ieri tra l’altro al mattino preannunciava caldo (anche se un po’ nuvoloso), sono andato al lavoro in maniche corte, esco la sera che piove e tira vento freddo.
      Maledetta primavera anomala!!
      E oggi, stessa mattinata… ma adesso che sto per andare a casa ci sono 25 gradi.
      Tuo papà può andarci tranquillo, di imprevisti non ne succedono spesso! I mezzi sono in genere piuttosto puntuali!
      ciaoo
      PMJ

    • 29 maggio 2013 23:42

      Qualche socio(psico)patico, invece, lo si trova dappertutto…
      finora la descriverei come una città vivibile!
      ciaoo
      Paolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: