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Un anno senza?…

9 maggio 2013

“Un anno senza web, che incubo. Isolarsi è un errore”

Paul Miller, giornalista americano esperto di tecnologia e redattore al sito “The Verge”, è stato per dodici mesi senza Internet. E ora fa un bilancio: “Non è vero che il web isola, anzi. Ormai è il mondo in cui vivono le persone”

Martedì, 7 maggio 2013 – 17:06:00
Addio mail, download, film in streaming o pagamenti on-line.Paul Miller il 30 aprile 2012, a mezzanotte, ha deciso di abbandonare Internet per un anno. Una sfida audace proprio per lui, giornalista specializzato in nuove tecnologie, abituato a stare collegato al web 12 ore al giorno tramite dispositivi di vario tipo come smartphone, computer, iPad o Xbox. Non ha barato utilizzando connessioni di amici. Black out totale. Il giornalista americano del sito “The Verge” si è completamente scollegato. E un anno dopo il suo bilancio è lapidario: “Ho sbagliato”.

Paul Miller, oggi 27enne, ha voluto fare “una pausa dalla vita moderna”. “Pensavo che il web mi stesse rendendo improduttivo e stesse corrodendo la mia anima”. Voleva fuggire dal flusso continuo di informazioni per trovare un po’ di pace e tranquillità. Voleva vivere la “vita vera”. Forse – dice ora – non ero capace di mettere un freno al mio uso di Internet, sta di fatto che vivevo la Rete come qualcosa di innaturale per l’uomo. E pensavo che senza sarei potuto “diventare un amico migliore, un figlio migliore, un fratello migliore… un Paul migliore, in pratica”.

I primi mesi di libertà dalla tecnologia sono stati vissuti da Paul con entusiasmo, mettendo particolare attenzione alle interazioni sociali, concentrandosi sulla lettura e sulla scrittura. Ha riscoperto la bicicletta e il piacere di annusare i fiori freschi. Ma poi la felicità ha cominciato a lasciare spazio alla disillusione.

Verso la fine del 2012 “ho iniziato a fare una serie di scelte sbagliate senza Internet. Ho perso alcune abitudini positive e ho scoperto nuovi vizi. Invece di trasformare la noia e la mancanza di stimoli in creatività, mi sono ritrovato in una vita passiva e di isolamento sociale”. La bici è rimasta ferma e così il frisbee. “La maggior parte delle settimane non ho incontrato nessuno. Il mio posto preferito era il divano – racconta Paul -. Senza Internet, è molto più difficile raggiungere gli amici e le persone”.

La conclusione? Internet, definito da tanti come un mostro tentacolare che assorbe tempo e isola l’uomo, non è la fonte di tutti i mali. Al contrario, per il giovane reporter “Internet non è una cella di isolamento individuale, ma qualcosa che costruiamo l’uno con l’altro. Una rete di contatti. Internet è il luogo dove le persone sono, dove vivono oggi”.

Al suo ritorno sulla Rete, Paul Miller non nasconde la consapevolezza di potersi di nuovo ritrovare in attività che lo distraggano, gli facciano perdere tempo, gli tolgano la concentrazione a discapito della lettura, dell’introspezione, della scrittura. Ma almeno stavolta non sarà solo. “Almeno sarò collegato”, conclude.

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