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Twenty years has gone so fast… caro Dottore

20 settembre 2012

Ci sono momenti in cui la gente – oppure io stesso, talvolta – mi chiede quando e per quale motivo io abbia scelto di fare il mestiere che faccio. La maggior parte di quelle volte, rispondevo di non sapere o ricordare esattamente né il motivo né il perché… in fondo, la cosa più recente che ricordavo era “di averci fatto un pensiero a metà della quarta superiore”. Invece poi, con il tempo, si ricostruiscono le storie passate… si ritrovano in giro libri o testimonianze, si aggiungono tasselli al puzzle. E così, negli anni recenti, mi sono ricordato che in realtà giocavo a fare il dottore già in età pre-scolare. Conservo ancora nell’armadio la mia vecchia “cassetta del pronto soccorso”, appositamente allestita da me in persona con tutto l’occorrente, spesso usata durante i nostri giochi e nella piccola realtà della nostra infanzia, quando tra cortile e casetta sull’albero nel mio giardino, qualche caduta e relativa sbucciatura capitava sempre. Ne porto ancora alcune cicatrici.

Oggi scrivo un solo pensiero, un caro ricordo per il Dottor Giuseppe Caldarini, Pediatra scomparso prematuramente il 19 settembre 1992. Sono passati 20 anni.

Sei stato molto più del mio pediatra… sei stato un amico, un esempio, un modello… anche per il modo in cui te ne sei andato.

Mi dicevi spesso che mi avresti lasciato “il tuo gabinetto” (il tuo studio). Mi dicevi che avrei fatto il medico. Io, tuo affezionatissimo cliente per tutta l’infanzia, data la mia storica “cagionevolezza” nei primi anni di vita. Tu, che in fondo mi hai aiutato a ritornare dal baratro, quando a 7 anni stavo per andarmene per una vasculite sistemica da reazione anafilattica (insolita come reazione, ma nella vita può capitare).

I bambini hanno spesso paura del camice bianco, per via di quella stupida abitudine dei genitori di dire “zitto, fai il bravo, altrimenti il dottore ti fa la puntura”. Tu non eri così, non mi hai mai fatto quell’effetto. Ero sempre contento di venire a trovarti… sarà per la tua grande (mi sembrava così grande!) sala d’attesa con i giochi colorati, sarà per il tuo studio pieno di piccole opere d’arte, sarà per i tuoi modi di fare rassicuranti, sarà perché mi prescrivevi spesso il Panacef e tanti altri buoni antibiotici al gusto di fragola o altri frutti. Ero sempre contento di prendere le medicine.

Tratto da “Il Cittadino” del 15/09/2012

Beh, sono passati 20 anni… sono davvero diventato medico (almeno, così dicono le mie carte), anche se lavoro dal lato opposto rispetto alla pediatria. Non ho ancora uno studio mio, ma chissà che prima o poi non l’avrò, bello come il tuo. Conservo ancora il tuo libro. E mi unisco al ricordo affettuoso della Tua famiglia.

Con sincera riconoscenza,

il tuo affezionatissimo paziente,

Paolo

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