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La Spada di Damocle

19 gennaio 2012

Ovvero: ho sentito tante cose in merito, adesso semplicemente ci aggiungo la mia.

In questi giorni abbiamo più che appreso la notizia dell’incidente della Costa Concordia. Non cito nemmeno i nomi dei due protagonisti della famosa telefonata. Ne ho sentite tante in merito, e nelle schegge di tempo libero non mi sono risparmiato nella lettura dei vari commenti nei blogs. Ciò che mi stupisce positivamente

è la quantità di spunti che se ne possono trarre, le differenze di pensiero, la ricchezza con cui si giustificano molte delle affermazioni, la cultura dei singoli. Trovo molto piacevole leggere i vostri commenti, anche se l’argomento del quale si discute è così tragico. In particolare, mi sono soffermato di più sui post di lo Scorfano e di Giovanna Cosenza “DIS.AMB.IGUANDO” (spero Vi giungano la mia notifica ed il mio gradimento).

http://sempreunpoadisagio.blogspot.com/2012/01/agli-ordini.html

http://giovannacosenza.wordpress.com/2012/01/18/due-pensieri-sulla-telefonata-de-falco-schettino/

Immagine ritagliata, tratta dal sito http://daily.wired.it

Alcune frasi, almeno per quanto mi riguarda, sono delle vere e proprie Petites Madeleines di Proust (Marcel Proust, À la recherche du temps perdu): ognuna di esse ti fa riaffiorare qualcosa nella mente.

Il modello padre padrone illude sempre; il desiderio dell’uomo forte e del dittatore si fa sentire quando si scopre che il paese è stato messo nelle mani di inetti. […] by luziferszorn

Un eroe nato da un antieroe si misura con il “calibro” dell’antieroe. […] by Monica

[…] Che ottimisti che siete a preoccuparvi se le pecore cercano un pastore. Il dramma non è la richiesta del pastore, cari miei, che tra l’altro neanche non c’è. Il dramma è che siamo pecore e nel destino delle pecore non c’è l’autodeterminazione.
Vorrei al fine far notare che tra Schettino, subalterno, e De Falco, superiore, ha vinto il primo, che sulla nave non è mai risalito. Questa è la vera metafora italiana. […] by Ugo

Mi fermo, perchè ci sono altrimenti troppissime cose che vorrei citare (perdonatemi il termine fanciullesco). Sono d’accordo con chi non supporta l’idea statica di eroe-antieroe. E con chi asserisce che c’è eroe ed eroe, antieroe ed antieroe. E poi sul fatto che i media ovviamente pongono “l’accento” su ciò che più fa notizia. Vero e inevitabile. Inevitabile così come la satira che ha preso piede con poco ritardo. E’ vero poi che troppo spesso i commenti affrettati portano a giudizi non sempre corretti. Ma essendo giudizi, derivano anche da ciò che è legato alla nostra esperienza ed al nostro modo di interpretare le cose.

Quand’ero studente, una delle prime cose che mi disse il mio mentore fu sostanzialmente questa:

Paolo, ricordati una cosa: tu sei l’ultimo arrivato oggi, e tra un po’ ci sarà qualcuno che prenderà il posto dell’ultimo dopo di te. Impara a fare da solo, ruba il mestiere, perché difficilmente te lo insegneranno. Poi sostieni quelli più giovani di te, perché imparino a fare da soli e ad assumersi le proprie responsabilità. Ma mai, in nessun caso, devi permetterti di criticare pubblicamente qualcuno che è arrivato prima di te, senza prima averne parlato con lui. Perché chiunque fosse, è arrivato prima di te e merita rispetto. Ognuno di quelli che sono arrivati prima di te deve fare quotidianamente i conti con le proprie responsabilità, e non sta a te giudicare che ne sia in grado o meno.

E nella mia breve (neanche tanto) esistenza mi è capitato più volte di sentire l’espressione “Spada di Damocle”. Non andai a cercare che cosa fosse, fino a quando – raggiunta ormai la maggiore età – non mi fu detta in un’occasione in cui non avrei potuto esimermi dal conoscerne il significato.

Damocle era un cortigiano particolarmente adulatore alla corte di Dionisio I di Siracusa, un tiranno (inteso come “Governatore”) del IV secolo a.C.. Damocle non nascose al sovrano la sua invidia per il potere che esercitava al comando: lo considerava l’uomo più felice della terra, e gli disse che volentieri avrebbe fatto cambio con lui. Con somma sorpresa di Damocle, Dionisio accettò di farlo sedere sul proprio trono e dargli la sovranità per un giorno. Appena invertiti i ruoli, Damocle organizzò per la sera un sontuoso banchetto ed assaporò tutti i piaceri che comportava l’esser tiranno. Ma nel bel mezzo della cena vide che sulla sua testa era sospesa una spada affilata, sostenuta solo da un sottile crine di cavallo. Dionisio l’aveva fatta sospendere sul capo di Damocle perché capisse che la sua posizione lo esponeva continuamente a grandi minacce. Immediatamente Damocle perse tutto il gusto per i cibi raffinati che aveva davanti a sé, nonché per le bellssime ragazze che gli stavano intorno, e chiese al sovrano di tornare al suo posto di cortigiano.

Questo aneddoto dimostra quanto sia legata a un filo la vita stessa di chi ha grandi responsabilità. Da un grande potere derivano grandi responsabilità, come diceva lo zio Ben di Peter Parker. Basta un alito di vento che faccia oscillare la lama perchè il crine si spezzi. Bisogna essere semplicemente consapevoli e pronti ad affrontare quell’evento. Essere all’altezza del proprio compito.

Purtroppo, nella fattispecie della cronaca recente, qualcuno è stato sufficientemente all’altezza e qualcuno no. Quante volte assistiamo a scene così, seppure spesso molto meno eclatanti? Per alcune di queste ce ne stiamo in silenzio, per altre ci arrabbiamo tra noi o con il mondo intero, per altre ancora firmiamo petizioni, per alcune – infine – arriviamo alle calunnie. Quello che umanamente mi è venuto da pensare in questi giorni, ben prima di decidere di scrivere qualcosa in merito, è stato “io cos’avrei fatto? Avrei saputo stare al mio posto?”. Insomma, oggi mi piace porre l’accento sulla responsabilità. E su quanto attualmente si sia poco propensi ad ammettere le proprie, ma soprattutto a rispettarle quando giunge il momento. Sbagliare si può, in modo dignitoso o indegno; ma l’errore di alcuni (come chi deve rispondere direttamente sull’incolumità delle persone), ahimé, ha un prezzo tanto… tanto elevato.

PMJ

One Comment leave one →
  1. 19 gennaio 2012 19:14

    Grazie della citazione.

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