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Let it be…

22 novembre 2011
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Vengo purtroppo a sapere solo oggi, al mio ritorno dagli States, che dopo una lunga malattia inguaribile è venuta a mancare la cara zia Rosa. Molti ne fanno riferimento come malattia “incurabile”, ma sono sempre fermamente convinto che la cura vada ben oltre il significato comune che diamo a questo termine. Era una malattia per me curabilissima, e tuttavia dalla quale – in questo caso – non si guarisce. Ti consuma.

Inutile dilungarmi in un fiume di parole, cercando di descrivervi come sto o come non sto. C’è sempre chi soffre più di noi. Come ho già detto poc’anzi, non posso classificare la giornata di oggi come una bella giornata; ma anche definirla brutta sarebbe semplicistico. Sarà la stanchezza che pesa, o l’idea delle ore che ancora mi separano dal mio caro e vecchio letto… che mi risulta duro anche scrivere poche righe sensate.

Di certo è uno di quei giorni in cui rifletto sul nostro ruolo, non solo di medici ma soprattutto di persone, sul valore della nostra presenza, sul peso che abbiamo in merito alle decisioni degli altri, sul senso della vita e della morte.

Se oggi non ve l’avessi scritto, rischierei di mostrarvi frammenti di una vita che sembra essere di sole rose e fiori, viaggi e frivolezze. Ma per nessuno di noi è così. Lo sappiamo bene tutti. Sono le nostre esperienze che parlano per noi. La zia ha patito il progressivo ed inesorabile calo delle forze, le progressive difficoltà ad alimentarsi – fino a non esserne più in grado, la difficoltà nell’alzarsi in piedi autonomamente… eppure non si è mai lamentata di nulla. A questo punto non importa nulla se era a conoscenza del reale peso della sua malattia, del suo reale stato di avanzamento. Ciò che conta è che ha dignitosamente sofferto, che ha tanto amato in vita sua, e che tante persone le hanno voluto bene. E’ duro il destino… oggi è uno di quei giorni in cui penso che le nostre scelte – magari fatte con il massimo delle conoscenze a disposizione e con tanta celerità – in fondo non cambino nulla. Probabilmente sono solo giù di morale a causa della giornata, ma in buona parte rispecchia la realtà.

La morale di oggi? Nulla di nulla. Niente di nuovo. Voglio solo ricordare come io e mia zia ci siamo lasciati, giovedì 17 novembre scorso, dicendoci:

Allora buon viaggio Paolo! Ci vediamo quando ritorni!

E io le ho risposto:

Sì zia, stai tranquilla che ritorno ancora! Ti farò vedere tutte le foto che avrò fatto in America! Ciao!

Io oggi sono qui, zia Rosa. Sono tornato sano e salvo, molto assonnato ma anche decisamente soddisfatto della bella trasferta. Dire che lo sentivo è un conto, non significa che lo sapevo che ci avresti lasciato così.

Ti sei aggravata improvvisamente, te ne sei andata in silenzio, serenamente. Hai voluto tanto bene a tutti noi, e fino all’ultimo ti sei preoccupata più per tuo figlio e per noi, piuttosto che per te. Entri anche tu a far parte di quelle stelle che dal Paradiso brillano ricordandoci una volta di più che l’uomo potrà anche essere distrutto, ma non sarà mai sconfitto.

Ma è triste, accidenti… quanto è triste questo giorno…

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