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Se il tempo cancellasse le cose…

22 marzo 2011
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Nell’ultimo periodo – tanto per dare un’indicazione temporale relativa, diciamo da quando sono tornato dagli States – ho avuto di che pensare.

Non che prima non pensassi, non fraintendetemi. Pensare ad altre cose, potremmo dire. O semplicemente, tornare a pensare alle cose a cui pensavo prima di partire. Credo che il contesto in cui si vive condizioni inevitabilmente il nostro modo di pensare. Potreste chiamarmi capitan ovvio, ma non è così scontato: se tutti se ne rendessero conto, sarebbe spesso più facile il dialogo tra le persone; in particolare tra i conoscenti, i parenti, gli amici. Invece non è così facile convivere con la gente senza mai farsi scappare qualcosa – un comportamento, una parola, un gesto, uno sguardo in più o in meno – che anche involontariamente possa ferirla. E vale anche il reciproco. Sapete quante arrabbiature mi risparmierei! Ma nello stesso tempo, se possibile, chiedo scusa a tutti coloro che ho offeso, involontariamente e non.

Poco più di un mese fa, il 20/02, mancava mio cugino. Come succede ogni volta, pensavo di aver già pianto tutte le mie lacrime. E puntualmente mi accorgo che non era così. E’ stata una lunga malattia, due anni e mezzo. Raramente ho visto persone lottare così tanto tempo. Mai nessuna con quella malattia.

E’ passato poco tempo, è un fatto ormai passato. Ma ancora troppo fresco per potersene fare una ragione vera e propria. E a dire la verità, come tutti voi sapete, ci sono cose che non ci lasceranno mai. E’ stato commuovente vedere quanti amici gli hanno reso l’ultimo saluto. E’ stato commuovente vedere quanta gente, in particolare chi ha celebrato quel giorno, fosse commosso nel ricordarlo come un giovanotto sempre attivo, lavoratore come si deve, preciso in quello che faceva. Tremendamente Brianzolo nel modo di lavorare. “Due mani d’oro”, come si dice dalle nostre parti.

La cosa per me più pesante è stata il dover assistere ad un lento e progressivo cedimento di un fisico originariamente all’apice della forza. E doveva essere proprio una grande forza, se ci è voluto così tanto tempo per spegnerla. Lentamente. E’ incredibile come, nonostante tutto, nonostante gli acciacchi e qualche momento di sconforto, non abbia mai perso il senso dell’umorismo. Fino all’ultimo. E il suo stare in piedi, il camminare fino all’ultimo, in contrapposizione alla prognosi maledetta di una malattia – una tra le numerose malattie, ancora oggi – che spesso ti constringe alla carrozzina in pochi mesi.

Il mondo, da quello che si vede o si sente (o che ci fanno sentire), è forse più improntato alla morte piuttosto che alla vita. Qual è la cosa più importante, quando è ora di fare un bilancio al termine del proprio percorso? Il modo in cui si è vissuto, oppure ciò che si è riusciti a fare prima di andarsene? Per che cosa verremo ricordati, quando ce ne andremo? Su questo, ciascuno di noi ha le sue idee e le sue priorità. La cosa vera è che, a conti fatti, siamo tutti istintivamente attaccati alla vita. Credo sia davvero dura, anche se per un momento, vincere questo istinto. Mi sono trovato a pensare, più di una volta, se ci fosse qualcosa che vorrei assolutamente fare prima di andarmene. E qualcosina l’ho anche trovato (da un pezzo). E mi piacerebbe imparare a leggere i bisogni degli altri, per capire ciò che vorrebbero in ogni momento. Mi piacerebbe sapere cosa vogliono i miei pazienti quando si arriva al punto in cui non c’è più niente da fare…quando addirittura è troppo tardi perchè me lo possano dire a voce. Se sapessi leggere, forse sarei loro più utile. Un possibile vantaggio, forse, sarebbe quello di sapere in anticipo quando siamo destinati ad andarcene. Fortunatamente, non lo sappiamo praticamente mai.

Avrei mille altre cose da dire, e magari se un giorno comprerete i miei libri (anche postumi), finalmente sarete al corrente anche voi del mio pensiero (se mai vi interessasse).

Mi piace pensare – ma questo molti di voi lo sapranno – che le persone passano da questo mondo, ma lasciano sempre un segno. Come mi ricordava JJ l’altro giorno, e condivido pienamente il suo pensiero:

I will die when people forget about me.

Enrico, non sarai dimenticato. Ricordati anche tu di noi, come hai sempre fatto, che di Angeli custodi abbiamo sempre un gran bisogno. Eri insostituibile, e lo resterai. Per tutti noi che ti abbiamo conosciuto. Come avrai visto, il mondo non si è fermato nemmeno per un secondo. Non prendertela, è normale così. In ogni caso, continueremo ad andare avanti. Ci mancherai un sacco.

Quanto a me, cercherò di migliorare. Il tempo non passa mai, dicevo una volta; il tempo passa in fretta, dicevo alle superiori. Il tempo vola, dico adesso. Ma credo ne resti sempre a sufficienza per imparare, dalle proprie esperienze, dai propri errori, e da quelli degli altri.

L’altro giorno si festeggiavano i 150 anni della nostra Patria: un grande giubileo, a conti fatti! Ma sarebbe superficiale festeggiare tanto per festeggiare…sarebbe superficiale non riconoscere quanto ancora potremmo migliorare. Ci sono troppe persone sugli altari che giocano con la ricchezza materiale, troppe persone in difficoltà che vorrebbero lavorare ma non possono, troppi scansafatiche che prendono più soldi di quelli che meritano, troppe mamme che tirano grandi i propri figli tra mille difficoltà, troppe persone che pensano alla salute degli altri prima della propria, troppe persone che soffrono in silenzio e non vengono aiutate, troppe persone che credono che la politica possa risolvere i problemi, e che un partito sia meglio di un altro, troppi soldi che non si sa dove finiscono – oppure si sa, ma così non va bene -, troppi figli che dimenticano il bene dei genitori, dimenticano l’importanza dello studio e del rispetto reciproco, troppi sportivi che danno una brutta immagine dello sport, e troppo di tante altre cose. E dall’altra parte, poco di quelle che contano.

Non possiamo nascondere o cancellare tutti gli errori che sono stati fatti, e tutti gli errori che tutti noi, quotidianamente e immancabilmente, compiamo. Ci sono cicatrici che non vanno più via, e nessuna persona che muore può essere cancellata. Ciò che possiamo fare, tutti noi, è ammettere i nostri errori ed essere in grado – ogni volta – di ricominciare da capo con umiltà. Per il bene nostro individuale, e per il bene dei nostri amici, familiari, concittadini.

I believe the day will come, when people truly understand one another.

Saluti, Bagai! Paolino’s back!

      PMJ

One Comment leave one →
  1. 23 marzo 2011 20:11

    Già…vero… quante verità…

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