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Friends

8 dicembre 2010
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A volte, la sera mi capita di guardare e sistemare delle foto che ho archiviato nel mio PC. Tante facce amiche…tantissime…alcune delle quali ricorrono da anni e anni. Tanti di quegli anni che ormai abbiamo perso il conto. Andrò direttamente al sodo!

Foto scattata la prima notte in cui io e Roby abbiamo raggiunto gli altri a Chantemerle, mi pare fosse martedì 17 luglio 2001. Siamo arrivati alle 23 passate, ovviamente erano tutti svegli, ed abbiamo subito brindato!

Beh, quello che volevo dirvi oggi è semplicemente quanto sono felice di avere degli amici come voi. Alcuni li conosco dall’asilo, altri dalle elementari, altri dalle scuole medie, altri dalle superiori. Alcuni dall’università. Siete stati e siete miei compagni d’avventura, spesso sfogo, a volte rifugio; abbiamo sempre parlato, di cose futili o anche profonde. Abbiamo riso, sul campo da calcio (e magari anche al di fuori) ce le siamo date e ce le siamo dette, ci siamo aiutati e qualche volta ci siamo dati le spalle. Ci siamo persi nei boschi, abbiamo giocato anche sotto la pioggia senza che nulla potesse fermarci…facevamo i grandi quando eravamo bambini, e proviamo ancora ad essere bambini anche adesso che siamo grandi; siamo usciti insieme tante di quelle volte che non saprei se sono più o meno di 5’000…abbiamo bevuto tanti di quei frappè in montagna che se fossero stati alcolici a questo punto avremmo già la cirrosi…parlavamo di scuola (anche), di divertimenti, di ragazze (spesso), e poi facevamo le nostre classifiche…leggevamo la Gazzetta dello Sport già da piccoli, e ancora adesso continuiamo…abbiamo perso insieme, abbiamo vinto insieme (tipo la 1^ Brianza Champions League, vorrei ricordare, ai rigori contro il Paina 9-8 con ultimo rigore mio e parata decisiva di Giorgione…). Abbiamo suonato la chitarra e cantato insieme, abbiamo ballato, abbiamo fatto un sacco di viaggi, abbiamo dormito ovunque, abbiamo fatto il bagno a mezzanotte, abbiamo mangiato il pesce, abbiamo bevuto. E poi abbiamo le nostre cene, i nostri barbecue,  festeggiamo ancora i nostri compleanni (anche se facciamo finta di non sapere quanti anni abbiamo), le serate a casa di Gigi – dove se non arrivi in tempo non trovi più niente da mangiare ma da bere sì…abbiamo intrapreso decine di strade, diverse l’uno dall’altro, ma siamo qui. Ci chiamiamo ancora AMICI. Con i più giovani e i meno giovani.

Al concerto di J-Ax al Parco Gondar di Gallipoli lo scorso agosto, estate 2010.

Insomma, cose così. Qua ormai sono 9 giorni che non ho internet in casa, e probabilmente sarà così ancora per qualche giorno…ma nulla può fermare i miei pensieri. Né tantomeno impedire che arrivino a voi (se avete una connessione…). Vi ringrazio amici, perché conoscete le parti peggiori di me e del mio carattere, eppure va bene così. Per tutte le persone che sono venute dopo di voi, ho cercato di migliorarmi a partire da quello che ho imparato CON voi. E credo che le cose siano anche andate bene, tra alti e bassi!

Quando penso a voi mi viene in mente quella mail che girava un po’ di anni fa, e che ritorna a volte sotto forme diverse. Ebbene, diceva tipo così:

Un insegnante entrò in classe portando con sé uno scatolone. La lezione sembrava diversa dal solito. Tirò fuori un grosso vaso di vetro, poi dei sassi piuttosto grossolani, della ghiaia (=sassolini piccoli), un secchiello di sabbia, una bottiglietta d’acqua, e due lattine di birra. Disse ai ragazzi che l’avrebbe riempito, e loro dovevano fermare il prof quando sembrava loro pieno. L’uomo cominciò a riempire il vaso trasparente di sassi grossolani fino a che, arrivato al bordo, i ragazzi lo fermarono dicendo che era pieno. Allora l’insegnante prese della ghiaia e cominciò a gettarla dentro, e questa si distribuiva in alcuni spazi vuoti lasciati tra i sassi, specialmente sul fondo. I ragazzi lo fermarono perché oltre un certo punto non si poteva andare. Allora cominciò a buttarci dentro della sabbia, che si infilava in quei minimi spazi lasciati tra i sassi e la ghiaia; stavolta, arrivato al bordo, i ragazzi gli dissero di fermarsi perché proprio non ci stava più nulla. Ma non erano sicuri. Infatti l’uomo prese la bottiglietta d’acqua e dimostrò che, benchè il vaso sembrasse pieno, l’acqua ci stava tutta senza problemi. A questo punto l’insegnante disse: avete capito che cosa rappresenta questo vaso? Vedendo facce allibite, prese a spiegare: il vaso rappresenta noi stessi. Senza far niente non si può stare, e allora nella vita cominciamo a dare la precedenza alle cose più importanti: la famiglia, gli affetti. Questi sono i sassi più grossi. Ma non è tutto qui, abbiamo bisogno anche di altro: lo studio, il lavoro, che rappresentano i sassolini un po’ più piccoli. Però ci stanno anche altre cose: impegni sportivi, impegni sociali, impegni in Parrocchia, hobby…sono cose relativamente meno importanti, ma contribuiscono a riempire la nostra vita. E infine c’è il collante che tiene insieme tutto: senza le relazioni interpersonali, con i familiari, i compagni di studi, i colleghi, gli amici e le amiche…insomma senza quella bottiglietta d’acqua, tutto ciò non sarebbe veramente unito. Avete capito? Tutti gli studenti avevano capito la lezione. Ma uno domandò: “Scusi prof, e le lattine di birra che cosa rappresentano?”.

Allora l’insegnante sorridendo rispose: “Le lattine di birra? Beh, è per ricordarsi che non importa quanto il nostro vaso sia pieno…non importa quanto siamo presi dai nostri mille impegni: ci sarà sempre spazio per un paio di birre con gli amici!”.

In qualunque parte del mondo siate in questo momento, spero che questo messaggio vi trovi…e vi trovi bene. Perché, ricordatevelo sempre, noi non siamo qui grazie ad una strada ben illuminata e con tanto di cartelli che tante volte speriamo ci sia davanti a noi: noi siamo qui per tutto quello che abbiamo affrontato, abbiamo superato e ci siamo lasciati alle spalle!!!

Per oggi il momento nostalgia è finito! Spero di avervi suscitato tanti buoni ricordi…i ricordi sono un tema a me moooolto caro, come avrete capito! Uno dei miei tesori!

See you, my good and old and young friends!

   PMJ

6 commenti leave one →
  1. alessio permalink
    9 dicembre 2010 02:44

    i ricordi sono la vita stessa… senza di essi come si può chiamare vita tutto ciò che abbiamo passato? ogni singolo momento triste o felice fa parte di noi.. per sempre

  2. 9 dicembre 2010 13:31

    Cosa dire…non sono bravo a parole , e tanto meno a pensare… mi esprimo meglio fisicamente, e tutto quello ke hai scritto è vero… e meno male che ci siamo ankora tutti per tutti ( o quasi ) senza saremo ( o almeno io sarei ) nulla..

    E all’albo dei 30 anni siamo ancora dei Bobazz!!

    J

  3. Ermanno permalink
    10 dicembre 2010 18:20

    Bella Paolino!
    Io la cassetta della finale ce l’ho ancora!
    Spettacolo!
    Bello leggereti!
    A presto!

    • 10 dicembre 2010 18:33

      Grazie Erman!
      Ci vediamo prossimamente,
      e comunque ci sentiamo x gli auguri di Natale!!
      Salutami la Betty!
      Ciao ciao
      PMJ

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